Buon compleanno, Domus Pacis

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di Antonio Martino
Sessant’anni. Tanti ne sono passati da quel 29 giugno 1951, giorno della sua inaugurazione. Una storia importante. Innanzitutto, un “voto” fatto l’11 febbraio del 1944, in occasione del 75° compleanno della Giac: la costruzione di una “Casa della Pace” per esercizi spirituali se la guerra avesse risparmiato la persona del Santo Padre. Poi, l'impegno di Gedda e Carretto insieme ad altre personalità dell'Azione Cattolica e della Segreteria di Stato, fino alla realizzazione di un percorso architettonico e allo stesso tempo identitario: gli anni di costruzione della Domus Pacis (e della gemella Domus Mariae) sono gli stessi anni in cui i “rami” della grande famiglia dell’Azione Cattolica, Giac e Gf, Unione donne e Unione uomini, in uno sforzo unitario senza precedenti, oltre ad alzare le mura delle proprie residenze, contribuiscono ad elevare civilmente e moralmente le nuove mura di un’Italia che porta nella carne le piaghe della Seconda guerra mondiale.
Del progetto saranno incaricati due architetti torinesi: Felice Bardelli ed Ildo Avetta, mentre a “dirigere i lavori” sarà il conte Enrico Pietro Galeazzi, architetto dei Sacri Palazzi Apostolici. A testimonianza della grande attenzione riservata da Pio XII alla realizzazione della Domus Pacis. Del resto era stato lo stesso papa Pacelli a donare l’area alla fine scelta per la realizzazione dell’opera: un lotto tra la via di Torre Rossa e la via Aurelia Antica.
Ciò che seguirà è una grande mobilitazione di popolo e di fede, che attraverserà l’Oceano: aiuti arriveranno anche dagli Stati Uniti. Con quei soldi Carretto acquisterà, sempre in via di Torre Rossa, le casermette dell’Hotel San Cristoforo, realizzate per ospitare i pellegrini dell’Anno santo 1950. Risistemate e ribattezzate con i nomi dei santi patroni della Giac (Ignazio, Sebastiano, Pancrazio, Giovanni e Tarcisio), diventeranno la prima sede del Segretariato internazionale della Gioventù cattolica e il primo nucleo abitativo di ciò che oggi è una moderna, accogliente e confortevole oasi di pace. Caratterizzata da una graziosa cappella e da una torre settecentesca che domina il parco baciato dal ponentino romano.
La Domus Pacis (e con essa la Domus Mariae) sono patrimonio dell’Azione Cattolica Italiana, ma sono anche  - come scrive l’architetto Andrea Longhi del Politecnico di Torino  - due prove di una pagina di “storia sociale” dell’architettura ecclesiale italiana che «deve ancora essere scritta criticamente, sia dagli storici della Chiesa sia dagli storici dell’architettura, come pure il rapporto tra Chiesa e cultura architettonica necessita di un adeguato inquadramento interpretativo». Di certo c’è che nel “progetto Domus Pacis” a dominare è il tema della “casa”, più che della “chiesa”: il tema liturgico e devozionale è trattato con competenza, ma non diventa decisivo nel plasmare l’architettura della Domus, mentre grande rilevanza è data alle opere sociali, catechetiche e caritative. Un approccio domestico che resterà centrale anche in altre iniziative associative legate a chiese parrocchiali. A dire di un’Azione Cattolica che nella sua fedeltà alla Chiesa di Cristo rinnova la sua attenzione per le donne e gli uomini che Egli ama.
 
Sito web: TorreRossaPark.com

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