Educare cuore e mente

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«Il mondo dei giovani deve essere considerato un fenomeno culturale differente. Il loro il linguaggio, il loro modo di vivere è diverso rispetto alla nostra generazione»: così si è espresso il cardinale Gianfranco Ravasi, nella sua omelia al Convegno degli assistenti di Azione Cattolica in corso a Roma presso la Domus Mariae.
«Il mondo giovanile ha una nuova “grammatica”– ha proseguito il presidente del Pontifico Consiglio della Cultura – e noi dobbiamo cercare di capirla e comprenderla. Dobbiamo avere occhi che intuiscono le loro domande, molteplici e spesso inespresse e inevase; avere orecchie che ascoltano il loro linguaggio. Guardare alle loro esperienze senza automaticamente classificarle secondo i nostri canoni e comprendere ciò di cui hanno bisogno». Citando un passo di Sant’Agostino, sull’arca di Noé dove erano entrati sia la colomba sia il corvo, Ravasi ha spiegato che «così come nel mondo, anche nella comunità ecclesiale ci sono sia il bene sia il male. Non ci si deve stupire se, durante le esperienze con il mondo giovanile, troveremo sia “il corvo” sia “la colomba”». «Le parole per accostarsi al mondo giovanile – ha concluso – devono essere fiducia e speranza, anche se la presenza di “corvi” può impressionare. Sperare è la cosa più difficile, disperare è la più facile».

Pagazzi: prete educatore come San Paolo
«L’educatore deve avere nella mente e nel cuore l’inizio e il compimento della vita chi gli viene affidata seguendo l’insegnamento di San Paolo». È questa la figura del prete educatore di oggi secondo don Cesare Pagazzi, docente alla facoltà teologica dell’Italia settentrionale, tra i relatori del Convegno. «La Sacra Scrittura nella sua forma concreta – ha detto - educa non solo per quello che dice, ma per come lo dice. La Bibbia non è un libro, ma una biblioteca. Al suo interno convivono tanti generi letterari diversi, attraverso i quali Dio si mostra in tutte le sue sfaccettature». Ha poi affermato che «le scritture sono fatte di pagine esaltanti. Ogni pagina ha una sua portata rivelativa ed educativa, così come ogni stagione della vita: anche quella più noiosa, ha qualcosa da darci». «Bisogna mettere in relazione la nostra esistenza e le sacre scritture per poter leggere la nostra storia dall’inizio alla fine», ha quindi affermato, sottolineando che ai giovani occorre insegnare che «la vita può essere vissuta con serenità solo quando si riesce a trovare il senso del compimento».
«Attenzione alle ossessioni e alle fissazioni educative, fanno sparire il senso dell’inizio e della fine»: e l’altra sottolineatura di don Pagazzi, che aggiunge «dalle Sacre scritture si può imparare tanto, bisogna solo saperle leggere e capirne il senso e il messaggio». Riferendosi in particolare alla vita di Gesù, il relatore ha affermato che «viene presentata nella Bibbia in molti modi e attraverso i racconti di tante persone». «Dobbiamo ammettere – ha proseguito  -che potremmo imparare qualcosa anche da chi non è vicino alla Chiesa. Non bisogna allontanare chi è diverso da noi, ma capire cosa ha da dirci e vedere come trovare un punto comune». Circa l’azione educativa, per don Pagazzi, «i giovani oggi devono essere condotti su questa strada, attraverso l’insegnamento della famiglia e del prete. Anche dai “nemici” può venire, a volte, un messaggio per ciascuno di noi, perché – ha spiegato riferendo di un episodio biblico del re Davide - dietro di loro potrebbe nascondersi la mano di Dio». L’ultimo appello del relatore è stato di «abituare i giovani alla preghiera quotidiana, semplice, che li rende capaci di comprendere che la fede non è un fatto soltanto ‘domenicale’ ma riguarda tutta l’esistenza».

Bignardi: saper ascoltare e dialogare con preti e giovani
«La maggioranza dei giovani oggi non ha un prete come referente perché ormai molti sono estranei ai circuiti ecclesiali»: lo ha detto agli assistenti di Azione cattolica, Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’associazione ed esperta di questioni educative. Riflettendo sulla figura del prete in rapporto all’educazione, la Bignardi ha sottolineato che «anche i giovani che frequentano la Chiesa mostrano spesso una scala di valori non molto dissimile da tutti gli altri. Ad esempio, per il 90% si dicono contrari a danneggiare le pubbliche proprietà ma soltanto per l’11 % sono contrari al sesso prima del matrimonio». I preti oggi «sono chiamati ad avere come prospettiva educativa non soltanto i giovani presenti in chiesa, ma tutti, anche i “lontani”, gli estranei, quelli che non si sono mai avvicinati. È una prospettiva nuova con la quale vedere anche la figura della “pecora smarrita”, che nel caso di molti giovani potrebbe essere la pecora “mai incontrata”». La relatrice ha poi affermato che «soprattutto i preti più anziani che si accostano ai giovani debbono fare uno sforzo per entrare in comunione con loro, comprendendone i linguaggi e gli stili di vita. Soprattutto occorre saperli ascoltare e dialogare con loro».
«Nell’odierno contesto educativo, una delle “alleanze” da stabilire da parte del prete che voglia essere un educatore a pieno titolo è quella non solo con la famiglia ma con gli insegnanti e con la scuola»: sottolinea ancora Paola Bignardi. «Mentre infatti nelle nostre chiese e negli oratori passano pochi giovani, nelle scuole passano tutti e quindi occorre valorizzare la scuola per le sue grandi potenzialità educative. In particolare quindi occorrerà stabilire un rapporto con i docenti, che avvicinano un alto numero di giovani e che li conoscono molto bene». La Bignardi ha poi affermato che «il prete non solo ci deve mettere il cuore nella sua attività educativa, ma deve essere competente come un professionista, basandosi su un “progetto educativo” di lungo periodo. Deve quindi avere chiarezza di obiettivi e metodi, pazienza, misericordia, gratuità, deve saper ascoltare e anche deve farsi mettere in discussione dai giovani. Questi infatti non sono “gli adulti di domani”, ma sono in se stessi una novità vera. Con loro non si può semplicemente riproporre l’esistente, ma assumere la forza innovativa che essi rappresentano e guidarli sulle vie del bene».

 

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