L'AC, GRANDE FORZA DI COMUNIONE
Intervista a Franco Miano a cura di Paolo Tomassone di "Settimana"
Negli ultimi anni «abbiamo visto accentuarsi preoccupanti fenomeni di feroce nazionalismo, di bieco populismo e xenofobia». Oggi, in un periodo storico in cui sono sempre più evidenti le disgregazioni e le separazioni, «il "noi" dell'Azione cattolica acquista uno speciale valore profetico. L'unità nella ricchezza delle diversità, sempre da ricercare, è lo spazio della profezia che l'Azione cattolica, particolarmente in questo tornante della storia, è chiamata a dilatare per ritessere legami che incidano nella vita delle persone».
L'AC, che ha da poco festeggiato i 140 anni di storia, «ha sensibilmente contribuito a plasmare questa impronta delle Chiese particolari che sono in Italia. Non è, tuttavia, un dato che si può dare per acquisito. In questa stagione della storia, in cui le differenze finiscono per acuirsi e le distanze sembrano aggravarsi, la popolarità dell'associazione, come realtà "per tutti" e "di tutti", racchiude un valore aggiunto di profezia». Con queste parole il presidente Franco Miano si è rivolto, lo scorso 6 maggio, ai 900 delegati di tutte le diocesi italiane che hanno partecipato alla 14ª Assemblea nazionale.
Miano, che è stato rieletto per il secondo mandato, resterà in carica fino al 2014.
– Presidente, qual è il suo giudizio sull'assemblea che avete celebrato? Quali sono i temi sui quali i delegati hanno dibattuto maggiormente?
Prima di tutto vorrei evidenziare la grande partecipazione che ha avuto quest'assemblea: oltre ai delegati di tutte le diocesi, vi hanno preso parte anche alcuni rappresentanti del Forum internazionale dell'Azione cattolica e amici di altre associazioni e movimenti. È stato un evento ecclesiale importante e non soltanto un appuntamento interno all'associazione.
Si è respirato un sereno senso di corresponsabilità, che si è concretizzato con l'approvazione del documento conclusivo: questo concorrere alle linee guida della vita associativa è un dato importante non soltanto per noi ma per tutta la Chiesa. Tra i contenuti del documento, credo che sia molto importante il tema dell'educazione, che è il nostro personale contributo agli Orientamenti ecclesiali di questo decennio. Un altro aspetto significativo è il passaggio in cui si ricorda ai soci l'impegno nella società nella prospettiva del bene comune. Personalmente ricordo con grande piacere anche il testo che Benedetto XVI ci ha inviato: un bel messaggio in cui, richiamandosi alla Lumen gentium, ricorda che la santità è l'obiettivo a cui tutti possono tendere a partire dalla vita quotidiana.
- Durante il cammino preparatorio, lei ha avuto occasione di incontrare diverse realtà diocesane. Qual è il suo giudizio sullo "stato" dell'AC?
Ho potuto vedete una realtà vitale dell'associazione, che continua ad essere presente sull’intero territorio nazionale, in tutte le diocesi italiane. Rimane una presenza particolarmente significativa e intergenerazionaIe: adulti, famiglie, anziani e tantissimi ragazzi e giovani che continuano a dimostrare il proprio attaccamento all'AC, come ha dimostrato l'incontro del 30 ottobre a Piazza San Pietro, con più di 100 mila under 18. L'Azione cattolica non parla solo dei giovani, non si occupa solo dei giovani, ma è fatta dai giovani e dai ragazzi. Questo è un principio particoIarmente significativo della nostra proposta: è un'associazione unitaria, una grande famiglia che, nel piccolo, rappresenta tutta la famiglia della comunità cristiana; un'associazione intergenerazionale in cui ciascuno partecipa con la propria parte e anche i giovani portano fino in fondo la responsabilità della vita associativa.
- A quale dei suoi predecessori sente di assomigliare di più?
A nessuno, perché non mi sento all'altezza. È troppo difficile rispondere a questa domanda. Ma se mi si chiede invece a chi mi ispiro in particolare, allora sicuramente posso dire Vittorio Bachelet, che è una figura decisiva per l'Azione cattolica. L'AC ha una storia di impegno pubblico esemplare, i suoi uomini hanno segnato la politica di questo paese. Bachelet è stato ucciso dalle Brigate Rosse, perché era un uomo appassionato del bene dell'Italia. L'associazione, anche attraverso la mediazione dei grandi buoni esempi di chi ha seguito Bachelet negli anni, è sempre stata radicata nella realtà culturale, economica e politica e oggi ancor più deve farsi carico dei problemi e delle speranze anche della comunità civile.
- Come si contestualizza la scelta fatta dall'Azione cattolica di essere interna alla Chiesa locale, a difesa delle comunità presenti sul territorio, contro un certo centralismo della Chiesa?
Noi crediamo e facciamo in modo che il concilio Vaticano II non sia esclusivamente un insieme di documenti, ma sia qualcosa di attuato e da attuare sempre di più. Il riferimento alla Chiesa locale è imprescindibile per l'AC riteniamo che non ci sia alcuna contraddizione tra Chiesa locale e Chiesa universale, anzi la caratteristica dell'AC come il papa ha detto il 4 maggio 2008 in occasione della festa dei 140 anni, è sempre stata quella di essere un ministero in equilibrio profondo tra le due Chiese. Riteniamo che sia importantissimo portare nella vita della Chiesa universale il respiro del mondo intero. Dire Chiesa locale significa contestualmente amare persone concrete, situazioni concrete, sentirle come nostre, amare la propria terra: si ama la propria Chiesa perché si ama la propria terra, si ama la propria terra amando la propria Chiesa. Non ci si isola dal mondo, anzi è un modo per amare il mondo intero.
- La Cei ha ribadito, anche in occasione dell'ultima assemblea generale, la scelta degli "ambienti di vita" già anticipati a Verona. Questo tema riesce ad impattare l'associazione e un laico di AC?
La ripresa delle tematiche di Verona, l'attenzione alle varie dimensioni della vita come l'affettività, lo studio e il lavoro, è interna ad una proposta di formazione integrale quale quella dell'AC. In un quadro dI formazione integrale della persona tutti questi riferimenti appaiono importanti e decisivi e devono essere propri del cammino ordinario della nostra associazione e delle nostre comunità. Le dimensioni che hanno a che vedere con gli ambiti della vita è importante che entrino nell’ordinarietà dei nostri gruppi e della vita delle nostre comunità; anche per, non accrescere il divario tra fede e vita.
Un riferimento particolare va alla famiglia, Le famiglie fanno parte dell'esperienza dell'Azione cattolica, che si propone di offrire una casa accogliente, un luogo in cui tutti possono crescere: camminare con le famiglie è il primo servizio da rendere alle famiglie. Come abbiamo ribadito anche durante l'ultima Settimana sociale a Reggio Calabria, noi invochiamo politiche diverse sulla famiglia: la famiglia non può essere soltanto declamata come valore, ma ha bisogno di essere praticata e per questo è indispensabile creare condizioni perché possa fino in fondo espandersi e svolgere il suo ruolo nel quale fermamente crediamo.
- L'associazione si è già espressa nei mesi scorsi a difesa del "bene Comune" e contro un certo modo di vivere la politica in Italia. Cosa significa per l’AC ribadire una coerenza tra vita privata e vita pubblica? Come si può promuovere una politica del bene comune oggi?
Facendo una proposta di formazione integrale della persona non possiamo che muoverci da un dato di coerenza profonda, che sappia mettere insieme tutti i diversi aspetti della vita e che sappia riuscire fondamentalmente a mostrare che la vita non è qualcosa che si vive per settori: la vita è una e va intesa nella sua globalità.
Noi crediamo in un orizzonte di ordine morale a tutti i livelli. La nostra non è una forma di moralismo, ma al contrario una dimensione portante e decisiva dello stesso dato della politica, La politica senza un orizzonte di ordine morale perde le sue finalità, smarrisce il suo stesso senso. Necessariamente non può non esserci un orizzonte che trascende la politica stessa e le dà un orientamento. L'impegno per il bene comune vuoI essere un impegno, da parte dell'associazione, sempre più significativo sia nei termini dello studio, dell'assimilazione dell'insegnamento sociale della chiesa, ma più in generale nella capacità di coniugare passione per la vita della città, esercizio di responsabilità in tutti i campi in cui uno è chiamato ad impegnarsi, sostegno ad autentiche vocazioni di impegno politico e competenze.
- Di che cosa si nutre la spiritualità del laico?
lo credo che l'obiettivo di un laico sia quello di individuare e di vivere una regola spirituale che sappia essere tale nel quotidiano, che sappia avere quelle dimensioni di preghiera quando è possibile legate ai riferimenti essenziali di sempre, che rimangono sostanziali nella vita, nello sforzo di coniugarli con i ritmi della vita quotidiana, sempre più complessi e difficili. Da un lato, c'è la preghiera della chiesa: un laico di AC si deve nutrire dell'eucaristia, della Parola e della liturgia così come la Chiesa ce la propone. Da un altro lato, ci si sforza per individuare un modo di essere in preghiera nella vita della città: penso all'esperienza di esercizi spirituali studiati per poterli praticare da casa, penso ad una regola spirituale scritta per i giovani, penso ai tanti elementi che hanno a che vedere con una preghiera semplice ed essenziale per una frugalità della vita quotidiana compressa dai ritmi di lavoro e di studio. La preghiera non è staccata dalla vita, è dentro, è cuore della vita, è lo sviluppo di una preghiera del cuore, di un atteggiamento del cuore sempre nella dedizione, nella lode e nell'offerta della fatica.
- Come giudica Il rapporto con le altre associazioni? Se dovesse scegliere uno slogan per indicare il lavoro dell'AC nei prossimi anni, quale individuerebbe?
I rapporti con le altre associazioni e movimenti sono ottimi, nella piena collaborazione sia diretta che attraverso la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali e negli altri organismi di coordinamento esistenti. Ci sono alcune iniziative belle in atto che riguardano la formazione personale. Come Azione cattolica, per esempio, per anni abbiamo fornito ai nostri soci uno strumento di riflessione sul Vangelo e ora abbiamo cominciato a realizzarlo anche assieme ad altri 18 soggetti, tra movimenti e associazioni. Il compito dell’AC è quello di essere una grande forza di comunione intraecclesiale e della vita del nostro paese.
(Questa intervista è pubblicata sul periodico “Settimana” n. 24 del 19 giugno 2011)










