Lampedusa. Terra di accoglienza e speranza
Fabio Zavattaro
È ricca di messaggi la visita compiuta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, all’isola di Lampedusa, la cui sintesi sta in tre parole: accoglienza, solidarietà, legalità. C’è un popolo che fugge da guerre, violenze, povertà e fame; e c’è un altro popolo che sa mettere da parte le differenze e apre le braccia: la gente di Lampedusa, questo piccolo lembo di terra proteso più verso l’Africa che l’Italia; e quanti si adoperano per aiutare questi immigrati, i volontari. A loro il presidente dei vescovi italiani lascia un messaggio: “Prima di ogni criterio onorifico vi è la coscienza che ciò che si fa è utile agli altri, ed è questo il discrimine tra una vita buona e una vita apparente”. Tutti loro sono “l’espressione più visibile ed evidente del nostro popolo, della nostra cultura e tradizione di accoglienza, in nome di una umanità comune e della nostra fede”.
Terra di sbarchi Lampedusa, proprio la notte successiva alla visita del cardinale Bagnasco altre 208 persone sono arrivate a bordo di un barcone, e altri avvistamenti si sono registrati. “Una tragedia umana che bisogna saper leggere” l’ha definita il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo; una tragedia che continuerà perché la situazione dei paesi al di là del mediterraneo è davvero difficile.
Così la visita del presidente della Cei diventa preghiera per i “sofferenti che cercano speranza” e gli “oppressi che invocano libertà”. Ed ecco tornare il messaggio dell’accoglienza. Dice di essere venuto in questa terra per incrociare il loro sguardo “e dirvi grazie per l’esempio di fraternità cristiana”. La loro accoglienza agli immigrati è stata “semplice e cordiale, fatta di gesti concreti”; un’accoglienza che è di esempio, afferma il cardinale Bagnasco, “specialmente a quanti parlano molto e fanno poco”. Una risposta immediata, afferma ancora, che “necessariamente si combina con interventi più articolati e che richiede prospettive più ampie e risolutive”.
Ed ecco che entra in ballo anche l’Europa, un po’ distratta sulla questione immigrazione. Tanto più in questo momento ci si deve “accorgere e riconoscere”, afferma il presidente della Cei, che “i confini degli stati sono i confini dell’Europa e che ciò che accade in un punto ha riflessi su tutti. L’Europa ha una grande opportunità di crescita sulla via della vera unità, che è ben più profonda della via dell’unificazione”. Se il vecchio continente penserà solo agli aspetti economici allora è “destinato al suicidio”: se mostra solo il volto di una Europa del denaro e non delle coscienze e della solidarietà, muore.
Non usa mezzi termini nel descrivere questa difficile situazione. In motonave il cardinale passa davanti alla “Porta dell’Europa”, un lembo di terra proteso verso sud poco lontano dal porto di Lampedusa; c’è un barcone incagliato tra gli scogli: è l’ultimo naufragio – tre giovani africani morti – ma anche il salvataggio di 500 persone. In motonave arriva fino all’isola dei conigli, dove, a 15 metri di profondità, c’è la statua della Madonna del mare: una corona di fiori, una croce fatta con il legno dei barconi giunti carichi di profughi. Anche il pastorale utilizzato per la celebrazione è fatto con il legno di quelle imbarcazioni: l’artigiano di Lampedusa ha inciso anche una barca, una croce e un melograno con quattro strisce rosse, il sangue dei migranti morti in mare. Una preghiera per ricordare le tante vite spezzate, mentre i sub collocano croce e fiori ai piedi dell’immagine: “Ascolteremo nel profondo silenzio il grido della loro sofferenza e le lacrime del loro pianto che si fondano con questa acqua, e si fa preghiera che rievoca e invoca la libertà e la dignità dell’uomo smarrite nel tempo e nella storia”.
Sono persone, ricorda il cardinale Bagnasco, che si allontanano dei propri paesi “alla ricerca onesta e rispettosa di un domani migliore per sé e per le proprie famiglie”. Ancora. “è un appuntamento al quale la storia chiama l’Europa per misurare se stessa, per verificare le proprie intenzioni, per costruire il suo volto nel mondo”.
Preghiera per quanti hanno attraversato questo mare, ma non hanno mai conosciuto questa terra; e preghiera per quanti sono qui spinti dalla speranza e dal desiderio di libertà. Preghiera infine per i paesi “tormentati dalla violenza e dall’ingiustizia: che tacciano le armi e si riprenda la via della riconciliazione e della pace”.










