Mlac e Msac. Con lo sguardo sul futuro

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Costantino Coros e Simone Esposito
Lo scorso fine settimana i lavoratori e gli studenti di Azione Cattolica hanno tenuto i rispettivi Congressi nazionali. L’analisi dei nodi e delle prospettive del mondo del Lavoro e della Scuola ha caratterizzato le giornate congressuali. Numerosi e qualificati gli ospiti. Eletti i due Segretari nazionali per il prossimo triennio: Elena Poser (Msac) e Giuseppe Patta (Mlac). Due note sui Congressi.
Il Mlac punta sui giovani per far ripartire il lavoro
(di Costantino Coros)
È Giuseppe Patta, avvocato di 36 anni della diocesi di Alghero-Bosa, il nuovo Segretario nazionale del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (Mlac), eletto a conclusione del XIV Congresso, svoltosi ad Imola dall’8 al 10 aprile. L’équipe nazionale è composta da cinque membri, tre donne e due uomini, provenienti dalla Basilicata, Sicilia, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. Il neo segretario ha sottolineato che “intende proseguire sulla strada già tracciata” impegnandosi però “per promuovere un ulteriore momento di crescita, facendo dell’équipe una struttura sempre più operativa e progettuale”. Il segretario uscente, Cristiano Nervegna, ha invece affermato che: “da questo congresso, esce un Mlac completamente rinnovato, con una équipe composta interamente da giovani, che stanno entrando o da poco hanno fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro e quindi conoscono bene le problematiche che lo caratterizzano”.
Don Giuseppe Masiero, Assistente nazionale del Mlac, ha commentato i risultati dicendo che “ora c’è una squadra, con la novità che l’esperienza dell’Azione Cattolica lavoratori si è allargata al centro-nord”. Per Don Masiero “la prospettiva post congressuale è quella di promuovere con la pastorale giovanile e del lavoro una presenza sempre più capillare nelle comunità cristiane, nei centri parrocchiali e negli oratori, per mettere in piedi un cammino di vicinanza, d’incontro e di accompagnamento dei giovani verso il lavoro, creando una rete di collaborazione fra le varie associazioni cattoliche, le istituzioni locali, le forze produttive del mondo artigianale e della cooperazione, per costruire uno stile di coesione, che favorisca e faciliti l’inserimento dei giovani al lavoro vincendo la precarietà”.
Il momento più importante del Congresso è stato l’intervento della signora Marina Orlandini Biagi, che per la prima volta dalla morte del marito, il giuslavorista Marco Biagi, ha accettato di partecipare ad un convegno pubblico, accogliendo l’invito del Mlac. La signora Biagi, presentando il volume “Giovani idee per il Paese” a cura di Cristiano Nervegna e Giuseppe Masiero (edizioni Ave), ha lanciato un messaggio di speranza e di pace, ricordando cosa le aveva detto il marito la sera prima di essere ucciso dalle nuove Brigate Rosse: “Marco, mi disse, che pur sentendosi in pericolo, intendeva andare avanti con il suo impegno per i giovani che non trovano lavoro, per i quarantenni che lo hanno perso, per i ragazzi disabili che lo cercano, per le donne che vivono e hanno vissuto la precarietà”. La moglie del giuslavorista si è soffermata poi “sull’attuale condizione occupazionale dei giovani c’è una precisa responsabilità degli adulti, perché sono più di dodici anni che si conoscono bene i problemi del lavoro e le strade da seguire, ma ancora non è stato fatto molto”.
Nel corso dei lavori, alcuni imprenditori impegnati nel mondo della cooperazione hanno portato le loro testimonianze. Domenico Montoschi, membro del collegio dei sindaci della Clai, azienda agricola e zootecnica di Imola, ha evidenziato che “socialità, amicizia, uguaglianza, sono stati i valori mutuati dalla dottrina sociale della Chiesa, che hanno generato le esperienze delle cooperative”, mentre Stefano Bolognesi, presidente della Cooperativa Ceramica d’Imola, ha spiegato che “la vita cooperativa è fatta di consenso e condivisione perché c’è un forte aggancio con il territorio e i valori che rappresenta” ed è grazie a questi solidi punti di riferimento che “durante la crisi abbiamo scelto di ricorrere ai contratti di solidarietà, piuttosto che la solita cassa integrazione, perché tale formula ci ha permesso di non staccare forzatamente nessun lavoratore dalla cooperativa, di non far perdere troppo reddito alle famiglie evitando gravi ricadute sociali”.
Per il Vescovo di Imola, mons. Tommaso Ghirelli “oggi, Il mondo del lavoro ha bisogno di gruppi che contino su Cristo per immettere nel lavoro la forza necessaria per la sua umanizzazione”. Su questa linea il Sindaco di Imola, Daniele Manca, il quale ha detto che: “bisogna rimettere al centro la comunità, che si fa carico degli altri, che non lascia sole le persone nei momenti di crisi”. Per Beatrice Draghetti, Presidente della provincia di Bologna: “occorre mettere in campo interventi non frammentati in grado di supportare autonomia personale, inserimento e permanenza al lavoro, compiuta vita familiare e sociale dei giovani”. Infine, secondo Giorgio Santini, Segretario generale aggiunto della Cisl, “oggi c’è la necessità di migliorare le modalità di accesso all’occupazione perché le forme contrattuali sono troppo fragili ed in alcuni casi rasentano l’illegalità”. Per Santini, la soluzione sta “nell’applicare un contratto di primo lavoro che dia anche un segno di speranza” questo può essere “l’apprendistato, perché ha anche una valenza formativa”. La scommessa, secondo il segretario della Cisl, è quella di puntare su “percorsi dinamici di avviamento al lavoro che siano continuativi e non frammentari e sporadici”.

Msac. Cent’anni di passione per la scuola e per il Paese
(di Simone Esposito)
Il “buon sangue” non può mentire. Cento anni di storia msacchina, radicati in più di centoquarant’anni di vita dell’Ac, dicono tante cose: passione per la scuola, impegno per la città, servizio per la Chiesa, testimonianza cristiana e civile nei confronti degli altri studenti. E i ragazzi (tanti, in rappresentanza dei tantissimi che animano il Msac nelle scuole di tutta Italia) che hanno partecipato, da venerdì a domenica scorsa, al XIV Congresso nazionale del Movimento, questo “buon sangue” ce l’hanno nelle vene. Con la semplicità e l’irruenza della loro età, gli studenti dell’Ac ancora una volta non si sono tirati indietro, e hanno raccolto la sfida della responsabilità che l’intera Azione Cattolica affida loro: quella di essere presenza significativa e appassionata dell’associazione nella scuola e tra i compagni di classe.
Questa responsabilità gli studenti dell’Ac l’hanno esercitata in tutti i momenti di questo Congresso (intitolato, appunto, “Buon sangue non mente. Cent’anni di passione per la scuola e per il Paese”). Hanno cominciato venerdì scorso con l’incontro alla Corte costituzionale con il presidente della Consulta Ugo De Siervo, che aveva invocato la necessità della partecipazione dei ragazzi alla vita sociale e politica del Paese: «Ciò che deve spingere i giovani all’impegno nelle istituzioni e per il bene comune è l’insoddisfazione, la scontentezza per ciò che non ci piace del presente, perché non si ripeta nel futuro». Un appello subito raccolto da, Saretta Marotta, la Segretaria nazionale uscente, che ha sottolineato come «nonostante la nostra Italia fatichi ancora a sentirsi appieno una comunità nazionale e abbia in parte perso la fiducia nel futuro e in noi giovani, noi studenti continuiamo a credere nella scuola e vogliamo spenderci per essa e, tramite essa, per l’intero Paese. Chiediamo alle istituzioni di credere nella nostra voglia di partecipazione, di prenderci cura del bene comune». E questa voglia di partecipare i ragazzi hanno continuato a dimostrarla discutendo della “scuola migliore” con il professore-scrittore Domenico Starnone, e dell’importanza della storia a scuola con l’insegnante Maila Archetti e il ricercatore Roberto Parisini.
Ma soprattutto, i ragazzi del Msac hanno esercitato pienamente la loro responsabilità democratica, discutendo fin nei dettagli e votando il documento congressuale ed eleggendo i quattro nuovi membri dell’Equipe nazionale (auguri a Laura di Alghero, Biagio di Padova, Vincenzo di Andria e Rosathea di Ragusa) e la nuova Segretaria nazionale. Un impegno che dimostra quanto la scelta democratica dell’Ac sia un valore per anche per i giovanissimi, che sono in grado di testimoniare quanto essa non sia il rito svuotato di senso al quale troppo spesso danno vita gli adulti di questo Paese.
Ora il Movimento si rimette in marcia. A guidarlo nel prossimo triennio c’è una nuova faccia nuova: quella (molto commossa, al suo debutto!) di Elena Poser del Msac di Aosta. Ma il “buon sangue”, quello è lo stesso di sempre.

 

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