Signore, da chi andremo?
intervista con Edoardo Menichelli di Gianni Di Santo
Il logo del XXV Congresso eucaristico nazionale è un concentrato di simbologia. Rende l’idea di infinito, ma rimanda alla madre terra. Un cerchio dove i simboli cristiani, i pesci per esempio, ma anche il sole, simbolo di giustizia divina, e la Chiesa, segno della Rivelazione e incarnazione, sorreggono il tema del Congresso: Signore, da chi andremo? Altrettanto importante è il linguaggio dei colori che traspare dalla lettura del logo. «Il giallo evoca regalità e luce divina – racconta a Segno l’arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Edoardo Menichelli –; l’oro, la luce eterna, rappresenta la ricchezza spirituale; il blu, colore del cielo, suggerisce immaterialità e profondità infinita; il rosso, simbolo della vita, è il colore della croce; il verde fa pensare all’acqua, al mondo vegetale ed evoca la primavera; il bianco infine identifica il mistero divino». Un logo che guarda al cielo ma con occhi e gambe ben piantati sulla terra. Per mons. Menichelli, vicepresidente della Conferenza episcopale marchigiana e membro della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, il XXV Congresso eucaristico nazionale, che si svolgerà nella sua diocesi dal 3 all’11 settembre prossimi, sarà un importante momento di condivisione ecclesiale su “il” tema forte della fede cristiana, oltre che un incontro tra i tanti fedeli che animano le parrocchie del nostro paese.
Appuntamento quindi ad Ancona nei primi giorni di settembre. Un lavoro di preparazione iniziato già da molto tempo...
La storia dei Congressi eucaristici nazionali dimostra come questi eventi siano inseriti a pieno titolo nella programmazione del cammino dell’intera Chiesa nazionale. Il primo, che risale a ben centoventi anni fa, fu celebrato a Napoli nel 1891, mentre l’ultimo, a Bari, nel 2005: il tema era Senza la domenica non possiamo vivere. Di solito si svolgono ogni cinque-sei anni e questa volta la Cei ha chiesto alla mia diocesi di organizzarlo. Quando la notizia mi fu data ho cercato di coordinare la diocesi al fine di realizzare una preparazione adeguata e necessaria in collaborazione con il Comitato nazionale eucaristico della Cei presieduto dal vescovo di Reggio Emilia, Adriano Caprioli. Una caratteristica del prossimo Congresso eucaristico rispetto alle edizioni precedenti riguarderà la pluralità delle sedi o diocesi – Ancona, Osimo, Fabriano, Jesi, Loreto, Senigallia – in cui verranno collocate le diverse tematiche e i vari momenti delle giornate congressuali. L’intento di questa scelta territoriale è quello di coinvolgere l’intero territorio della metropolia, accompagnando le diverse diocesi che la compongono a visibilizzare la dimensione popolare dell’evento congressuale e, nello stesso tempo, a evidenziare – nel concreto delle rispettive differenze – il rapporto tra Eucaristia e ambiti della vita quotidiana. Ci stiamo preparando da molto tempo. Ricordo che, giusto un anno fa, l’Azione cattolica venne proprio qui ad Ancona a celebrare il convegno delle Presidenze diocesane, a significare una vicinanza rispetto alle tappe del percorso organizzativo dell’evento stesso, ma anche un contributo ideale che l’associazione è in grado di dare.
Il tema scelto è un vero e proprio affidarsi nelle mani del Signore. Giusto?
Quando scelsi, tra diverse proposte, la domanda che l’apostolo Pietro rivolge a Gesù a conclusione del discorso sulla Parola e il Pane di vita, Signore, da chi andremo?, pensavo proprio a questo: la domanda è quella che più risponde alle inquietudini della società contemporanea e noi non possiamo rispondere se non con un gesto di affidamento completo ad essa. È anche la domanda che dopo duemila anni ritorna come la questione centrale della vita dei cristiani oggi: è un’espressione che ci interroga, ci sprona, ci qualifica come cristiani. Viviamo in un’era di frammentazione, e siamo davanti a una società “sbullonata”, che ha perso gli orientamenti del giusto vivere. Il volto amorevole di Gesù penso sia una risposta possibile, e per noi cristiani vera, rispetto alle ansie dei giorni di oggi. Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana (questo il titolo esatto del XXV Congresso eucaristico), sono parole che da evento celebrativo diventano un atto d’amore. La settimana si articolerà in momenti spirituali e celebrativi, riflessioni e testimonianze e culminerà con una solenne celebrazione eucaristica domenica 11 settembre ad Ancona, presieduta dal Santo Padre.
L’Eucaristia come momento fondamentale della vita di un cristiano?
Innanzitutto il Congresso eucaristico è un evento di comunione per l’intera Chiesa italiana che in quei giorni vedrà convergere nel capoluogo marchigiano migliaia di fedeli da tutte le diocesi italiane. Poi ad Ancona verrà sottolineato il dono dell’Eucaristia per la vita quotidiana, attraverso la ripresa dei cinque ambiti dell’esistenza già al centro del Convegno ecclesiale di Verona nel 2006: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione e la cittadinanza.
Non più quindi un’Eucaristia vissuta solo nelle chiese e nelle sagrestie…
Esatto. Dio ci invita a due banchetti. Il primo è il creato: qui nessuno è escluso. Le nostre coordinate giuridiche a volte ci dividono ad esempio tra cristiani e musulmani, ma per il creato siamo tutti ospitati, abitanti temporanei di questo mondo che Dio ci ha dato in custodia e che spesso noi trattiamo male. Il creato, il giardino di Dio, è affidato all’ingegno degli uomini, credenti e non. Il secondo banchetto è l’Eucaristia: anche qui tutti gli uomini sono invitati, ma per entrare in sintonia con essa c’è bisogno della fede. Penso che la cittadinanza trovi in queste due indicazioni dell’agire di Dio le linee fondanti perché a ogni persona siano riconosciuti diritti, dignità e libertà, come figli dell’unico Dio e come fratelli universali. L’Eucaristia regala alle nostre fragilità lo spazio dell’eternità.
L’Azione cattolica è in prima linea in questo Congresso eucaristico.
Sono contento di ciò e della visibilità dell’Ac. L’associazione deve trovare nell’Eucaristia la sua dinamicità a essere popolo santo e testimone di vita buona. In particolare la settimana eucaristica prevede uno spazio giovani apposito, affidato alle attenzioni dell’Acr.
Cosa si aspetta da questa settimana?
Mi aspetto due cose: che noi, come Chiesa, rinnoviamo la fede in Gesù Cristo nell’Eucaristia, liberando il sacramento dalla ritualità e dall’assuefazione di ogni concelebrazione. Nel convito eucaristico si rinnova il mistero pasquale: è nuova vita, sempre. E poi che intorno all’Eucaristia si ritrovi la dinamicità pastorale che si fa testimonianza coraggiosa per tutte le pieghe del vivere umano e quotidiano.
(Questa intervista è pubblicata sul n.7/8 - 2011 del mensile Segno, in questi giorni in arrivo nelle case dei suoi abbonati)










