Solo l’amore è (ancora) audace
Nicolò Tempesta
Immaginate di entrare in una bottega di un esperto artista che combina i colori sulla sua tavolozza meglio delle pozioni magiche combinate dagli amici di Harry Potter a Hogwarts; ecco che cosa è stata Madrid dal 16 al 21 agosto scorso: una stupenda tavolozza di colori, di bandiere, di magliette, di volti, un coro di voci di ogni genere, un fiume in piena di canti, di parole, di risate. E poi, quegli stessi giovani raccolti nel silenzio prolungato dei momenti di adorazione, attenti e riflessivi nei tempi delle catechesi, spontanei e generosi, stanchi e felici, pronti sempre a ricominciare la giornata con entusiasmo. Non una ressa, ma una folla gioiosa e festante.
In tanti ci portiamo ancora nel cuore il ricordo della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in un agosto infuocato e mentre la crisi finanziaria preoccupa i mercati (arricchendo della parola spread il “Sillabario dei tempi tristi”). Stando con i ragazzi, parlando loro con fiducia e trasparenza, ascoltandoli e vedendoli nei tanti momenti di incontro, mi chiedo quale messaggio venga da loro a tutti noi e alla nostra Europa in crisi non solo economica, ma soprattutto in crisi morale.
In primo luogo a Madrid si è toccato con mano che solo l’amore è (ancora) audace! Dovremmo dire grazie ai ragazzi di Madrid che con coraggio hanno scommesso sulle proprie capacità e sui propri sogni, e sono stati capaci di fare scelte coraggiose affrontando anche i disagi del dormire per giorni in un sacco a pelo, o mangiare in modo “frugale” paella alla valenciana (quando andava bene). Solo l’amore è credibile è il titolo di un bel libro del teologo Hans Urs von Balthasar, solo per amore si compiono scelte audaci e spesso controcorrente, per questo la GMG ci ricorda che l’amore è ancora credibile in un clima di scetticismo e angoscia come il nostro.
E poi l’esperienza di Madrid ci ricorda che la più grande ricchezza delle nostre comunità cristiane è la solidarietà della fede, una fede condivisa, dialogata, anche discussa a Madrid, ma che conserva la forza dirompente della limpidezza, della gioia, della festa. Una fede che guarda al futuro carico di speranza se saremo capaci della logica evangelica della condivisione e del camminare insieme nella ferialità della vita.
Proprio la Giornata Mondiale della Gioventù è la bella notizia che una Chiesa giovane è una Chiesa che sa condividere la vita di tutti i giorni, una vita che spesso si fa difficile e in salita soprattutto per i giovani. Non è forse questo lo stile di Gesù? Restituire ciascun uomo ad una situazione normale di vita: guarisce la donna ricurva, rimanda a casa gli indemoniati e i lebbrosi, li fa amici degli altri e non più nemici pericolosi. Di fronte alla paura e all’angoscia Gesù interviene e restituisce alla vita ciò che appartiene alla vita stessa. Gesù sembra quasi dirci continuamente: per parlare bene di Dio, è necessario collegare le parole a fatti come questi.
Infine i ragazzi a Madrid ci insegnano a non avere paura della parola forte e audace di Papa Benedetto XVI, che durante la veglia a Cuatro Vientos ha detto: «Cari amici, che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra. In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!». Quasi due milioni di giovani con il desiderio di relazioni autentiche, desiderosi di sentire la mano forte di un adulto che sostiene e da fiducia. Una mano che incoraggia e vince le solitudini del cuore.
L’alternativa a questo tempo di passioni tristi esiste, e i giovani a Madrid lo hanno insegnato a tutti noi: ni indignados, ni resignados (in lingua spagnola suona meglio), né indignati, ne semplicemente rassegnati, ma pronti a dare ragione della speranza che ci portiamo dentro; condividendo la vita quotidiana, magari sporcandosi pure le mani, dando però un senso nuovo alla storia e sorpassando i piccoli calcoli e le nostre grette fughe nel privato.










