Strage degli innocenti
Sono oltre 50 i bambini Rom morti nella Capitale negli ultimi 20 anni. L’ultimo è stato il piccolo Mario, morto nel rogo del 27 agosto scorso che ha distrutto la baracca in cui viveva nel campo abusivo della Magliana. Oggi a questi 50 bambini, vanno aggiunti i nomi di Sebastian, 11 anni, Patrizia 8, Fernando 5 e Raul, il più piccolo, 4 anni. Sono morti carbonizzati quando un incendio è divampato alle 21.30 di domenica 6 febbraio nella baracca abusiva dove dormivano. La tragedia è avvenuta proprio nel giorno in cui la Chiesa celebrava la Giornata per la vita. Questo dramma, commenta mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, diventa “un nuovo appello per la tutela della vita di ogni persona e in ogni famiglia, anche di chi arriva da un altro Paese europeo o è di una minoranza che non è ancora riconosciuta. Mentre, come Migrantes, siamo vicini a Mircea ed Elena, il papà e la mamma dei piccoli, la speranza ci fa chiedere un impegno maggiore per riconoscere i diritti e la cittadinanza a chi vive nelle nostre città, impegnandoci in una cura maggiore perché il minimo vitale sia garantito a tutti e soprattutto i minori siano tutelati”. Alcuni banchi di una scuola di Roma, aggiunge mons. Perego, oggi “non avranno quattro scolari”. I rom in Italia sono una “piccola città”: 150 mila persone, metà dei quali minori e cittadini italiani. “Non si può costruire e celebrare l’Unità d’Italia escludendo dalla nostra cura, dai nostri piani – conclude mons. Perego – un tassello della nostra storia e del nostro Paese”. Abbiamo raggiunto Paolo Ciani, responsabile del settore Rom e Sinti della Comunità di Sant’Egidio, il quale ha trascorso la notte a fianco dei genitori dei bambini.
Come è andata?
“Una grande tragedia. Di fronte a quattro bambini che muoiono bruciati la prima cosa che bisogna fare è tacere, stringersi attorno ad una famiglia così fortemente provata e provare anche la vergogna di una città come Roma dove ancora nel 2011 si può morire bruciati in baracca. Senza con questo moltiplicare le parole in polemiche spesso sterili e strumentali”.
Che fare?
“Credo che ci dobbiamo tutti domandare che cosa in questi anni la nostra società e la nostra cultura hanno costruito e distrutto in umanità rispetto agli zingari, rispetto ai rom. Perché il problema è che se ancora si può vivere così, è perché per troppi anni si è seminato antipatia, disprezzo, spesso odio rispetto a queste popolazioni. La famiglia che ha perso i 4 bambini, sta in Italia da 10 anni ed è stata sgomberata 30 volte da diversi insediamenti. Si è trovata a vivere in un accampamento di poche baracchette nascoste tra la via Appia e Tor Fiscale. È normale, allora, che vivendo in situazione di miseria e precarietà, tragedie come queste possano accadere. Ora il problema non è trovare di chi sia la colpa. È chiaro che in situazioni estreme possano accadere cose simili”.
C’è una proposta percorribile?
“Ad un mese dalla morte del piccolo Mario, il bambino Rom morto bruciato questa estate sempre a Roma, la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato in sua memoria una veglia di preghiera durante la quale abbiamo ricordato i nomi di tutti i bambini morti in questi anni nei campi, bruciati, o per il freddo o per incidenti. Si tratta di una vera e propria strage degli innocenti a cui oggi aggiungiamo i 4 bambini morti nella notte a Roma. Si sente l’urgenza di fare cose concrete, smettere intanto di pensare che queste siano popolazioni nomadi la cui collocazione sono i campi. Bisogna piuttosto cominciare a fare una politica seria d’inserimento abitativo di lungo termine. Questa è l’unica strada. Di fronte ad altri 4 morti, bisogna dire basta”.
Perché muoiono sempre i bambini?
Muoiono i bambini, perché sono i più indifesi, sono i più piccoli, sono quelli che meno sanno difendersi in situazione di pericolo. I bambini – in questa ultimissima tragedia – stavano dormendo nella baracca al momento dell’incendio e non sono riusciti ad uscire, a buttarsi fuori. Bisogna però dire anche che se è vero che in situazioni tragiche muoiono sempre e di più i bambini, purtroppo è altrettanto vero che muoiono anche gli altri. Sono situazioni talmente misere per cui anche la speranza di vita si abbassa tantissimo. Si muore giovani rispetto alla media perché si vive male e in condizioni di precarietà. Magari fa meno notizia ma la realtà è questa”.
(Il testo che pubblichiamo è il racconto della tragica morte di quattro bambini rom che Migrantes e Comunità di Sant’Egidio hanno fatto all’Agenzia Sir)










