Un segnale di speranza
Fabio Zavattaro
Il voto di domenica e lunedì sui quesiti referendari mette in luce considerazioni che vanno ben al di là del risultato e della percentuale dei votanti. In primo luogo si è trattato di un chiaro segnale di speranza: la politica, intesa come partecipazione dei cittadini alla creazione del consenso attorno a decisioni importanti legate al bene comune, non è un qualcosa di estraneo, ma è il vero punto di incontro della volontà popolare, ben prima di qualsiasi schieramento o interesse di parte. In sostanza i referendum sono stati un interessante segno di come i cittadini hanno preso coscienza di questioni attorno alle quali la politica sovente viene percepita come distante o poco attenta.
In secondo luogo, l’alta partecipazione e la percentuale delle risposte date ai quesiti referendari evidenziano non solo un alto interesse per le questioni proposte – l’acqua, le fonti energetiche e la giustizia – quanto la richiesta di una maggiore coerenza tra la volontà dei cittadini e l’impegno di chi governa la cosa pubblica. In questo senso, l’auspicio del Presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Franco Miano, in un’intervista alla Radio Vaticana: «Ci auguriamo che rispetto alle singole tematiche ci si rimetta al lavoro per trovare nuove sintesi più rispondenti all’espressione che c’è stata dei cittadini e più in generale rispondente alla salvaguardia di alcuni grandi principi che sono legati al bene comune, alla pace, alla giustizia, alla salute».
Il voto, ancora, non può non avere anche un profondo significato politico: i cittadini hanno detto che non credono ad una politica che sia solo gestione di interessi sempre più parziali. La politica, come ricordava Paolo VI, è la più alta forma di carità, e in questo senso il voto di domenica e lunedì rappresenta una forte provocazione e un messaggio diretto al Governo.
Ora si tratta di costruire un nuovo consenso che, partendo proprio dal voto referendario, dia ali alla politica, facendole superare la conflittualità di questi tempi. Se è vero che il dissenso dei cittadini verso una politica avvertita come lontana, chiusa nei palazzi del potere, è evidente, questo voto ha il valore di una rinnovata voglia di partecipazione e di democrazia. La classe politica ha oggi l’opportunità di colmare la distanza che la separa dalla gente: solo capendo il valore di questa consultazione, si può davvero dare nuova forza al cambiamento, sempre più necessario di fronte ad una crisi che non sembra attenuarsi e che anzi richiede un nuovo impegno, e, forse, nuovi sacrifici per dare un futuro ai nostri figli.
Infine il mondo cattolico. Esso ha avuto un ruolo non secondario nel risultato elettorale. A tal proposito, come sottolineato dal Presidente dell’Ac, Franco Miano, «i cattolici in Italia hanno e possono avere sempre più un ruolo significativo proprio nella capacità di far crescere la coscienza comune; nello spirito proprio dell’insegnamento sociale della Chiesa, attento alla crescita di ciascuno e del bene comune». Ora è, dunque, il tempo di trovare un rinnovato slancio per una presenza di cristiani chiamati a spendersi in politica: è il momento di costruire consenso attorno ai valori fondanti. Questo è un compito che ha bisogno di uomini nuovi capaci di dare risposte alle attese e alle speranze della gente. È il momento di aprire nuove strade che diano risposte ai problemi del paese; per questo occorre lasciare da parte le sterili polemiche e impegnarsi insieme, ognuno per la propria parte. Uscire dalla crisi si può, è impegno che chiama tutti: o lavoriamo insieme per costruire il futuro della nazione, oppure sarà la crisi ad avere la vittoria sulla politica.










