Vita. Da sostenere e far crescere

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Paola De Lena
Suor Elvira vive a Berberati, in Africa, da più di vent’anni. Ha fondato un centro sociale e culturale per ragazzi di strada: si chiama “Mbi Ga Zo”, “Aiutami a diventare uomo”. E per questi ragazzi di strada, da molti considerati “sorciers”, bambini stregoni, ha fatto di più: ha trovato loro una famiglia, già con figli propri e spesso con qualche difficoltà a sbarcare il lunario, che li accogliesse e li crescesse come fossero i suoi. A Natale Florintin, uno dei bambini Kisito, così vengono chiamati, ha detto al papà adottivo un po’ triste per non aver potuto acquistare regali: “Non preoccuparti, io ho già ricevuto il dono più grande, te e la mamma!”.
La XXXIII Giornata Nazionale per la vita che si celebrerà il 6 febbraio 2011 è dedicata anche a lei e a tutte le famiglie che hanno spalancato le porte delle loro case, spesso baracche, ai ragazzi di strada.
Giorgio è un educatore del gruppo giovanissimi della sua parrocchia. Nel suo servizio ci mette l’anima, sa che non basta quell’oretta a settimana, sa che i ragazzi sono esigenti e che le loro domande di vita hanno sete di risposte profonde. Quando una giovane di sedici anni si toglie di vita lasciando l’intera città stordita (o forse solo intorpidita) non ha dubbi: il suo compito, e quello di tutta la comunità parrocchiale, è di far venire fuori quei “perché” che gli amici e i compagni di classe si stanno ponendo in maniera incessante. Sa che è il momento di fare silenzio, ma allo stesso di ridire, con una presenza discreta ma premurosa, che la vita è un dono grande di Dio e che sta noi permetterle di volare alto.
La XXXIII Giornata Nazionale per la vita che i nostri Vescovi dedicano al tema “Educare alla pienezza della vita” è anche per Giorgio, per i giovanissimi che frequentano la parrocchia e per Francesca (il nome è di fantasia) che ha deciso di togliersi la vita in una fredda sera di novembre.
Nicola, Pasquale, Franca, Raul e Vincent sono solo alcuni dei senza fissa dimora che hanno fatto della stazione ferroviaria la propria casa: i cartoni per terra, qualche coperta sistemata alla meglio per la notte e gelosamente nascosta durante il giorno, un pasto alla mensa Caritas, qualche lavoretto molto saltuario e pochissimo retribuito al mercato del pesce, qualche discussione con gli altri “inquilini” come in ogni buon condomino che si rispetti. E ancora lo sguardo distratto o talvolta infastidito dei passanti e l’aiuto dei volontari che li conoscono ad uno ad uno per nome e gli restituiscono quella dignità che la strada, o più spesso l’indifferenza dei benpensanti, hanno tolto loro.
Nicola, Pasquale, Franca, Raul, Vincent forse non lo sanno, ma il 6 febbraio 2011 è anche per loro.
Ed è per Simone e Giulia che hanno appena vissuto il miracolo della vita: qualche giorno fa è nata Anna, la loro bambina attesa, desiderata e poi finalmente stretta tra le braccia. É per tutte quelle famiglie che, pur nelle difficoltà economiche e nella precarietà della vita quotidiana, accolgono il Mistero che si fa Storia nelle loro storie. È per chi ha il coraggio di accogliere la vita sempre, di considerarla un dono grande da custodire e far crescere.
È per chi si impegna, genitori, nonni, insegnanti, educatori a “sostenere e far crescere – come ci ricorda il Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente -  a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto”.

 

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