«Ecco la serva del Signore…»

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di + Domenico Sigalini
Quando siamo coinvolti in eventi importanti per la nostra vita o siamo caricati di qualche grande responsabilità accanto alla sorpresa di una fiducia immeritata che ci sentiamo regalata, sentiamo il bisogno di un aiuto, di una solidarietà, di una compagnia. È la compagnia del padre o della madre, dell’amico o del superiore, del datore di lavoro o dell’insegnante, dell’amico o del collega. Prima o poi però resti solo con la tua decisione e la tua responsabilità. Così leggo quel semplice versetto del vangelo: e l’angelo si allontanò da lei. Maria resta sola ad affrontare le conseguenze della sua grande decisione di mettersi a disposizione di Dio. L’angelo se ne va proprio quando ne avrebbe bisogno:
•    per confermare a lei stessa la verità di quell’incontro, indeducibile, inimmaginabile, dolce, irruento. Per spiegare ad Anna, a Gioacchino cosa le stava accadendo.
•    Per dire a Giuseppe, sposo profondamente amato, sposo che l’amava teneramente, che quel Figlio che le sbocciava in grembo non era il frutto di un tradimento ma il frutto della più alta fedeltà che un’uomo potesse vivere e immaginare.
•    Ne avrebbe bisogno per tenerle alta la testa di fronte agli sguardi curiosi (maligni?) delle vicine di casa che l’avrebbero vista ingrossarsi, che non avrebbero potuto trattenersi dal commentare mormorando e sorridendo.
•    Per difenderla da una legge che la chiamava a rispondere della propria verginità e della propria fedeltà di fronte a Dio e di fronte agli uomini, pena una pioggia di sassi che l’avrebbe inchiodata a terra, lei e il suo Figlio.
Maria resta sola, come capita alla nostra umanità e alla nostra fede. È la solitudine non disperata, ma difficile di ogni credente e lo sarà poi di ogni cristiano. È quella solitudine nel profondo della nostra coscienza in cui nessuno può entrare e che nessuno può violare: soli con il nostro Dio, soli a dire il nostro sì, a godere di questa compagnia intima e non disponibile a baratti, a incursioni esterne: grande forza e grande solitudine.
Maria resta sola con la domanda tutta umana sulla consistenza di quella visione, di quelle parole. Col bisogno tutto umano di meditarle, di capirle fino in fondo. Con la certezza che quelle parole generavano in lei qualcosa di più di un buon pensiero. Generavano il lei il corpo, il sangue, l’anima di colui che tutta la storia stava attendendo. Altro che buoni pensieri. Un torrente di vita, una cascata di sole si erano riversati in lei e da lei dovevano riversarsi nel cuore di ogni uomo. Da lei. Da una piccola grande donna. Altro che buoni pensieri: pura, bellissima, difficile vita.
Maria resta sola.
Sola, con una storia personale che ha trovato in Dio, nella chiamata di Dio un punto di non ritorno. Sola, con il peso della sua responsabilità di fronte a tutta la storia.
Sola, di fronte a tutto il male e a tutto il bene dell’uomo.
Sola, davanti ad ogni uomo che si chiede se la sua vita ha un senso.
Sola, portando in grembo la risposta ad ogni domanda.
Sola, con quel Figlio radicalmente totalmente inatteso che iniziava a crescerle nel grembo.

Rispondere alla propria vocazione richiede e crea uno spazio di libertà che è spazio di estrema solitudine. Non c’è eremo così solitario. Non c’è deserto così profondo come il luogo in cui l’uomo decide della propria vita.
•    Maria, l’Immacolata, è la storia di una estrema libertà. La storia di una libertà umana esattamente come Dio l’ha voluta da sempre: capace di accogliere Dio per come chiede di essere accolto, senza la paura che questa divina venuta tolga qualcosa. Nell’umile certezza che questa venuta sarà il dono di una fecondità senza misura.
•    Maria, l’Immacolata, è la storia di un amore di Dio per l’uomo che non si rassegna alla faccia sporca di Adamo, al suo triste tentativo di nascondere la sua nudità a colui che l’aveva creata e voluta, così nuda.
•    Maria, l’Immacolata, è la storia di un volontario donarsi che non ha confini. La storia di un amore infinito volontariamente accolto e volontariamente donato. La storia di una vita che, per scelta propria, si è svuotata interamente di sé, per essere il luogo di Dio, il luogo di Colui che è l’Ovunque e l’Altrove. Il luogo di una parola accolta nell’estrema potenza della sua fecondità. Di una parola accolta al punto tale da “condensarsi” in lei, carne della sua carne, osso del suo osso, sangue del suo sangue, da coagularsi, Luce Infinita di Vita, in una piccola goccia della sua vita.
“O Vergine Maria tu hai partorito l’abisso della misericordia! Tu che hai dato alla luce il benefattore causa di ogni bene, fa’ scaturire a tutti la ricchezza dei tuoi benefici, tutto puoi infatti, Tu, o Beatissima che hai generato Cristo l’Onnipotente”.
 

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