Cambiare in meglio si può e si deve
di Fabio Zavattaro
«È necessario fermarsi tutti in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro». Non cedere al pessimismo, ma guardare avanti con fiducia, chiede il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, che apre così, ad Ancona, i lavori del Consiglio permanente della Cei. La sua è una prolusione ampia, dove affronta i temi più caldi della vita della nostra nazione di cui si sta «felicemente celebrando» i 150 anni di unità.
In primo piano la situazione del paese. Torna a citare l’articolo 54 della Costituzione, come aveva fatto nella prolusione al Consiglio permanente di settembre del 2009, per dire che «chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda».
Così ribadisce che il paese deve superare, «in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni». Ancora, «si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine».
È preoccupato il cardinale Bagnasco, di questa situazione complessa ne risente l’immagine generale del paese e la collettività «guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale». Poi aggiunge: «la vita di una democrazia si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative».
In questa situazione «nessuno ricaverà realmente motivo per rallegrarsi, né per ritenersi vincitore. Troppi oggi, seppur ciascuno a modo suo, contribuiscono al turbamento generale, a una certa confusione, a un clima di reciproca delegittimazione». È necessario, dunque, fermarsi in tempo e fare chiarezza. Evitare che «taluni sottili veleni si insinuino nelle psicologie come nelle relazioni, e in tal modo, Dio non voglia, si affermino modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi».
Nelle preoccupazioni del presidente della Cei non solo la politica, ma anche, o forse dovremmo dire soprattutto, i giovani, la questione educativa. E non è un caso che l’arcivescovo guardi alle recenti proteste studentesche – pur condannando violenze e distruzioni – per dire che «è un fatto che merita una riflessione non scontata» ma in ogni campo «bisogna dare ascolto alle preoccupazioni reali e ai dubbi sinceri per meglio capirsi e poter procedere con l’apporto più ampio e onesto possibile». Nei giovani c’è la consapevolezza «di arrivare alla ribalta in cui dovrebbe cominciare la vita adulta e autonoma, quando una serie di condizioni sono diventate sfavorevoli», la disoccupazione giovanile è diventata un dramma per l’intera società: «ci sono oltre due milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano, né ormai cercano più un impiego». Di più, c’è una certa «desertificazione valoriale», sottolinea il cardinale Bagnasco, che «ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta prenderlo».
Necessaria, dunque, una conversione degli stili di vita, una «alfabetizzazione etica» che va alimentata per evitare che una «rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di se» completi il disastro antropologico che si compie a danno soprattutto di chi è in formazione.
Per il presidente della Cei bisogna che il paese nel suo complesso ringiovanisca, «torni a crescere dal punto di vista culturale, e quindi anche sociale ed economico, battendo i catastrofismi. Cambiare in meglio si può e si deve. Le cortine fumogene svaniscono, arroganze e supponenze portano a poco. I sacrifici che i cittadini stanno affrontando acquistano un senso se vengono prospettati obiettivi credibili e affidabili. Tra questi c’è l’orizzonte di una maggiore giustizia sociale e di una modernizzazione effettiva di ogni articolazione pubblica, anche quella a beneficio dell’utenza più larga, specialmente se perseguita nel rispetto delle regole, e respingendo il malaffare e le intimidazioni di ogni mafia».










