Il mondo ha bisogno di Dio

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di Antonio Martino
«La libertà religiosa è il tema del messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace, non solo perché questo argomento è al centro della dottrina sociale della Chiesa, ma anche perché la vita della libertà religiosa – una vocazione fondamentale dell’uomo, un diritto umano inalienabile e universale e una chiave per la pace – continua ad essere oggetto di minaccia»: è quanto ha spiegato il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel suo intervento alla presentazione, in sala stampa vaticana, del messaggio di Benedetto XVI per la 44ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2011) sul tema “Libertà religiosa, via per la pace”. Tre, in particolare, ha sottolineato il card. Turkson (che il prossimo 21 gennaio 2011 sarà relatore al Seminario che l’Istituto di diritto internazionale della pace “G. Toniolo” dedica al tema del Messaggio papale), i «nemici» della libertà religiosa: il «secolarismo aggressivo», intollerante «verso Dio e verso ogni forma di espressione della religione»; il «fondamentalismo religioso, della politicizzazione della religione e dell’imposizione di religioni di Stato» e il «relativismo culturale e religioso» sempre «più pressante». Rammentando che il diritto alla libertà religiosa è sancito dall’art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il presidente del dicastero vaticano ha sottolineato alcuni recenti «episodi di negazione» che «oscurano la verità della persona umana», ne disprezzano la dignità, «compromettono il rispetto per gli altri diritti» e minacciano «la pace del mondo».
Tra questi episodi, il caso Lautsi relativo all’affissione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane, il caso di Asia Bibi in Pakistan, il caso del Sudan meridionale, le persecuzioni dei cristiani del Medio Oriente. Proprio perché derivante «dalla legge morale e dalla dignità della persona», ha precisato il card. Turkson, «la libertà religiosa non è un diritto concesso dallo Stato», anche se quest’ultimo «deve riconoscerla come intrinseca alla persona umana» e dunque proteggerla. Nell’esercizio di tale diritto «l’uomo trova la sua pace, e diviene uno strumento di pace». Nel rammentare i «i quattro architetti dell’Unione europea (Adenauer, De Gasperi, Schuman, Monnet)», politici ispirati dalla fede cristiana, il cardinale ha affermato che la libertà religiosa «ha una dimensione pubblica, il che consente ai credenti di dare il loro contributo nella costruzione dell’ordine sociale», mentre la negazione di questo diritto «comporta conseguenze negative sul vero sviluppo» della società. Di qui l’importanza «dell’armonia che deve esistere» tra «privato e pubblico, individuo e comunità». Un pensiero, infine, al ruolo del dialogo interreligioso, «risorsa al servizio del bene comune», e al rapporto tra libertà religiosa e compito missionario.
Le 9 pagine del Messaggio si aprono con un pensiero di Benedetto XVI alla «cara terra dell’Iraq». Il Paese che «nel suo cammino verso l’auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario di violenze e attentati». Il Papa ricorda «in modo speciale», il vile attacco contro la Cattedrale siro-cattolica “Nostra Signora del Perpetuo Soccorso” a Baghdad, dove, il 31 ottobre scorso, sono stati uccisi più di cinquanta fedeli. Il Papa commenta: «Risulta doloroso constatare che in alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione, se non a rischio della vita e della libertà personale. In altre regioni vi sono forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi. I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede». «Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un’offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale».
«La libertà religiosa – fa notare Benedetto XVI  non è patrimonio esclusivo dei credenti, ma dell’intera famiglia dei popoli della terra. Essa – spiega – è un bene essenziale: ogni persona deve poter esercitare liberamente il diritto di professare e di manifestare, individualmente o comunitariamente, la propria religione o la propria fede, sia in pubblico che in privato, nell’insegnamento, nelle pratiche, nelle pubblicazioni, nel culto e nell’osservanza dei riti. Non dovrebbe incontrare ostacoli se volesse, eventualmente, aderire ad un’altra religione o non professarne alcuna». Inoltre, prosegue il Papa Ratzinger, «è innegabile il contributo che le comunità religiose apportano alla società. Sono numerose le istituzioni caritative e culturali che attestano il ruolo costruttivo dei credenti per la vita sociale. Più importante ancora è il contributo etico della religione nell’ambito politico. Esso non dovrebbe essere marginalizzato o vietato, ma compreso come valido apporto alla promozione del bene comune».
Benedetto XVI denuncia «fondamentalismo religioso e il laicismo» come «forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità». «Entrambe, infatti – spiega il Papa -, assolutizzano una visione riduttiva e parziale della persona umana, favorendo, nel primo caso, forme di integralismo religioso e, nel secondo, di razionalismo». Ed aggiunge: «La società che vuole imporre o, al contrario, negare la religione con la violenza, è ingiusta nei confronti della persona e di Dio, ma anche di se stessa». E se «nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di intolleranza basati sulla religione», vi sono – osserva Papa Ratzinger – «forme più sofisticate di ostilità contro la religione, che nei Paesi occidentali si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini». Queste forme «fomentano spesso l’odio e il pregiudizio». Da qui un appello ai «leader delle grandi religioni del mondo» e ai responsabili delle Nazioni perché rinnovino l’impegno per «la difesa delle minoranze religiose, le quali non costituiscono una minaccia contro l’identità della maggioranza, ma sono al contrario un’opportunità per il dialogo e per il reciproco arricchimento culturale». Questo vale anche per l’Europa unita, dove  per Benedetto XVI  occorre che «cessino l’ostilità e i pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai principi espressi nel Vangelo». L’Europa, piuttosto, «sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così, sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivando un sincero dialogo con tutti i popoli».
 

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