Indossiamo le armi della luce

Versione stampabileVersione stampabile

di Gigi Borgiani
«La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto. Una società riconciliata con Dio è più vicina alla pace, che non è semplice assenza di guerra, non è mero frutto del predominio militare o economico, né tantomeno di astuzie ingannatrici o di abili manipolazioni. La pace invece è risultato di un processo di purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo, nel quale la dignità umana è pienamente rispettata. Invito tutti coloro che desiderano farsi operatori di pace, e soprattutto i giovani, a mettersi in ascolto della propria voce interiore, per trovare in Dio il riferimento stabile per la conquista di un’autentica libertà, la forza inesauribile per orientare il mondo con uno spirito nuovo, capace di non ripetere gli errori del passato».
Queste parole di Benedetto XVI nel messaggio per la 44ª Giornata mondiale della Pace risuonano non solo come segno di responsabilità e speranza ma sono occasione di riflessione per il tempo passato, per l’anno che è appena finito e per il futuro che attendiamo ma che dobbiamo anche costruire.
La prima responsabilità che ci compete consiste proprio nel rendere reali le parole del S. Padre. Parole che molto spesso - per questo messaggio ma in genere per ogni discorso - non trovano una grande risonanza sui media a meno che non contengano affermazioni o espressioni che si prestano per essere distorte o manipolate ad uso e consumo dei mezzi di informazione, orientati sempre più a fare clamore, a suscitare polemiche fuorvianti e sterili quando non addirittura ad accusare o denigrare. Parole che invece, proprio perché superano i confini cattolici, dovrebbero essere ascoltate, meditate, praticate perché volte a rendere il mondo più vivibile, più in sintonia con la dignità e i diritti di ogni uomo, più vicini alle situazioni più critiche e problematiche.
Certamente non sono parole facili; sono impegnative; dicono che la storia ha bisogno di protagonisti e non di comparse, interpellano la responsabilità di ciascuno; parole molto spesso scomode perché richiamano continuamente la verità, la giustizia, la dignità, la solidarietà, il bene comune. Parole fuori moda in un tempo di smarrimento, di dissolvenza, di perdita di senso. Nelle affermazioni di Benedetto XVI, nel messaggio citato, si legge la ferma convinzione che il mondo «ha bisogno di Dio!»… «Ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale giusto e pacifico, a livello nazionale e internazionale!». Un invito, un mandato, una missione che non può essere compiuta se non si esce dalle spirali dell’egoismo, del nichilismo, del relativismo morale. Riprendendo una espressione di Paolo VI (ideatore delle Giornate mondiali per la Pace), Benedetto XVI indica la necessità di nuove “armi”, di nuovi strumenti e sforzi per un futuro di pace. «…armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale; quelle, per prime, dell’osservanza dei patti. La libertà religiosa è un’autentica arma della pace, con una missione storica e profetica».
Libertà religiosa non come questione confessionale ma come fonte di pace, di convivenza, di realizzazione dell’autentico sviluppo integrale di ogni persona. «Essa – scrive ancora il Papa – infatti valorizza e mette a frutto le più profonde qualità e potenzialità della persona umana, capaci di cambiare e rendere migliore il mondo. Essa consente di nutrire la speranza verso un futuro di giustizia e di pace, anche dinanzi alle gravi ingiustizie e alle miserie materiali e morali». Non è difficile ricordare l’esortazione dell’Apostolo Paolo: «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno» (Rm 13,11), è tempo cioè di convertirsi, di destarsi dal letargo. È tempo di “indossare le armi della luce” (Rm 13, 12), che sono la Parola di Dio, i doni dello Spirito, la grazia dei Sacramenti, tutti quei segni e gesti che alimentano una vita di gratuità e fraternità; una vita “dono donato”; una vita che si fa carico; una vita “contraria” a quanto ci propongono le mode, la mentalità, la moralità di questo tempo.
Responsabilità, quindi! Responsabilità che farà rima con speranza se anche l’Azione Cattolica proseguirà il suo cammino di conversione, di santità, di missione che si traduce quotidianamente in “presenza accanto”, in attenzione alle necessità di tutti, allo sviluppo integrale di ogni uomo, sviluppo che ha bisogno di risalire la corrente degli integralismi, dei fondamentalismi, di ogni forma di intolleranza per ritrovare fonti di vita, di giustizia e di pace.
Si apre per l’AC un anno particolare segnato soprattutto dall’alternarsi delle assemblee ai vari livelli. Siano queste la fonte per la responsabilità e la speranza. Siano queste i segni della fedeltà a Cristo e alla Chiesa; fedeltà all’uomo e alla storia. Siamo di fronte ad impegni che si riassumono nell’attenzione agli orientamenti pastorali per il decennio ma anche nella disponibilità a realizzare l’agenda di speranza che è stata condivisa nella Settimana dei cattolici italiani a Reggio Calabria. Lo sguardo sul futuro rischia di essere annebbiato dalla rassegnazione, dalla sfiducia, dal clima di odio, di scontro e di violenza che abbonda in ogni angolo del nostro Paese e in ogni parte del mondo, dagli atteggiamenti di supponenza e di sopraffazione di chi si crede potente, dal qualunquismo e dalla superficialità, dagli idoli che si impongono sempre più diffusamente. L’augurio che ci scambiamo come gente di Azione Cattolica, l’augurio che rivolgiamo a tutti gli uomini (non solo a quelli di buona volontà ma a anche a quelli che prima o poi ce la metteranno) è quello di essere “luce del mondo”, di «indossare le armi della luce». Ognuno sa bene dove questa luce deve brillare; siamo sparsi, ma non dispersi, nel Paese e nel mondo; ognuno di noi sa cosa deve fare perché ogni piccola fiammella possa fondersi in un unico grande fuoco e costruire quell’unica “famiglia umana”, meta indicata dal S. Padre nella Caritas in veritate. Buon Anno!

 

Warning!
You are using an outdated browser
For a better experience using this site, please upgrade to a modern web browser.
Get Firefox
Get Internet Explorer
Get Safari
Get Chrome
Get Opera