Presepe, carica profetica
di Luca Sardella
Il ritorno a casa, dopo la Messa di mezzanotte, resta scandito per molti da un rito che ha come la forza di “prolungare” il mistero celebrato. Quel piccolo bimbo, custodito con cura tra le cose più care, può finalmente trovare dimora nella piccola grotta sistemata nel presepe. È Natale!
“Yehoshua”, Gesù, “Il Signore salva”: quel bimbo porta il sorriso di Dio sull’umanità. Il Dio che aveva modellato Adamo con la polvere della terra, è diventato Lui stesso polvere della nostra terra. Il vasaio che aveva plasmato l’uomo come un vaso di argilla, aveva scelto la stessa argilla per terminare il suo esodo verso di noi.
L’impensabile di Dio, il prodigio più grande, è proprio questo: Dio è diventato vicenda umana, fedele compagno di viaggio, compassione d’amore che restituisce vigore alla nostra speranza. Per questo il presepe conserva nella sua semplicità una carica profetica capace di fare breccia nel cuore dell’uomo.
Oggi c’è chi, lavorando di fantasia, ha scelto di ambientare la natività di Gesù nei luoghi di lavoro, chi nei limiti più marcati dell’esistenza umana. Altri ancora nell’ordinarietà delle nostre ben riconoscibili piazze di paese. Ma anche in zone di guerra dove si fatica a trovare la pace. Il Natale, del resto, è proprio questo: Dio nasce per far fiorire l’umano che è in noi. E allora non c’è luogo o situazione di vita che non sia scelta dal Signore per porre la sua dimora con noi.
In questi giorni che precedono il Natale, nelle nostre case e nelle nostre parrocchie si stanno preparando i presepi con immutata passione. Anche nelle Associazioni parrocchiali o diocesane - grandi laboratori di formazione e di condivisione di vita e di fede - l’evento della nascita di Gesù viene posto al centro. Scelta non scontata: è guardando all’evento del “Dio-vicino” e del Dio che si consegna vulnerabile al tempo che ci educhiamo ad un nuovo sguardo sugli altri e sul mondo.
Porre al centro il presepe, allora, non è soltanto sterile abitudine incapace di svelarne il senso ed aprire orizzonti nuovi. La straordinaria novità del divino che sceglie di abitare l’umano ha la forza di restituire dignità alla nostra umanità, qualunque essa sia. L’Azione Cattolica è un luogo che per vocazione sceglie di praticare percorsi di reciproca umanizzazione. Il presepe conserva la sua carica profetica: Gesù ha rivelato non solo che Dio è amore, ma ha raccontato con la sua vita il modo stesso di amare di Dio. Un amore che diventa compagnia all’uomo, un amore fedele, generoso, paziente, misericordioso. Alla luce del presepe, lo stile dell’amore di Dio per ogni uomo diventa la grammatica umana con la quale impostare ogni nostra azione. Scriveva von Balthasar: «La fede cristiana non può intendersi che come un inserimento nell’atteggiamento più intimo di Gesù».
Tutto il lavoro associativo acquista in questa luce un nuovo sguardo: mettere al centro il presepe - il Dio che in Gesù Cristo diventa vicenda umana - è un richiamo a “vedere” sul serio l’infinito valore dell’umano e della prossimità, per educarci a riconoscere il Suo volto nei volti ordinari che riempiono la normalità della storia di ciascuno. E così ogni giorno sarà ancora Natale.










