Per un lavoro globalizzato e dignitoso
di Giuseppe Masiero
Il mondo del lavoro dopo anni di silenzio e di oscuramento televisivo, interrotto dalla protesta sui tetti, è rientrato da protagonista sullo scenario mediatico con il referendum di Mirafiori.
Ai cancelli di questa azienda capitale dell’industria automobilistica italiana e culla della classe operaia, si sono incrociate esperienze appassionate, antiche culture del lavoro con nuove e rischiose prospettive da affrontare in un esigente mercato globale.
La posta in gioco era ed è alta, lasciata eccessivamente sulle spalle pur solide dei lavoratori. Di qui la percezione di un alto tasso di apprensione e sofferenza. Molti sono i protagonisti interni ed esterni che concorrono alla vita di un’impresa, ma tranne Marchionne ed i lavoratori con i loro rappresentanti sindacali, tutti gli altri sono rimasti assenti, salvo comparire all’ultimo istante con il look del tifoso, senza verificare le proprie responsabilità nella partita in corso e rendersi conto delle condizioni di lavori più usuranti e stressanti, con il conseguente impatto nelle famiglie. Rimane emblematico e toccante come icona del lavoro “crocifisso”, il volto in lacrime di un anziano operaio, sconcertato ed impotente davanti alle telecamere incapaci di raccontare il dramma e la speranza ugualmente poste sulle stesse mani. Il contrasto con l’esuberanza festosa dei minatori cileni usciti salvi dopo mesi dall’incubo di una miniera crollata, illumina, con la trasparenza di un quadro del Caravaggio, l’oscurità e l’incertezza che avvolgono il lavoro rimasto in superficie a Torino. La partecipazione corale al voto per il referendum onora tutti i lavoratori operanti nelle diverse mansioni, sia quelli di stretta maggioranza a favore del piano Marchionne, come degli altri che l’hanno bocciato.
Ora però può aprirsi una nuova fase con l’apporto di tutti, senza inutili rivalse o inconcludenti resistenze. Salvato il posto bisogna ritrovare e rigenerare il lavoro nella sua dignità, valenza produttiva e partecipativa, nell’esercizio di una responsabilità che approdi ad una rappresentanza effettiva e non solo burocratica, relegata ai vertici sindacali tentati spesso di fare da portavoce o del governo o dell’opposizione più estrema.
Incoraggiano nello scrivere un nuovo capitolo dell’esperienza di relazioni industriali significative, alcuni interventi autorevoli prima e dopo il referendum: dalla presidente degli industriali Marcegaglia, al sindaco di Torino Chiamparino, e all’Arcivescovo della stessa città, Mons. Nosiglia.
In un’Italia con il caos politico ancora aperto, potrebbe proprio partire da Torino, dove è iniziato il processo unitario della nazione, una nuova stagione di partecipazione alla vita dell’impresa e quindi di democrazia, con un responsabile impegno professionale e coinvolgimento alle strategie complessive di rilancio del settore auto, valorizzando ricerca e risposte tecnologiche adeguate ad una mobilità diffusa dei cittadini, da sottrarre all’insidia mortale dell’inquinamento. Anche il manager superstipendiato, magari con una marcia in più sul versante del dialogo, dopo il promesso salvataggio, dovrà mettere sul tavolo e specialmente in produzione, con gli investimenti previsti, un piano industriale degno del tempo globale che stiamo vivendo. Non dovrebbe mancare se si comincia a mettere testa e cuore, al momento impegnati altrove, una politica industriale che colleghi il sistema Paese con il rilancio di nuovi modelli di auto che potranno incentivare tutto l’indotto.
Oggi è maggiormente necessario accompagnare, facilitare ed avviare nuove opportunità di crescita e sviluppo capaci di reggere alla competizione agguerrita del mercato planetario, compatibili con la frontiera di civiltà per noi e tutti i paesi del mondo, di un lavoro decente e dignitoso.
E’ questo per i cristiani un banco di prova storico per tradurre in progetti, iniziative e politiche coraggiose, l’ispirazione e la proposta sapienziale-profetica della Caritas in veritate. Mentre la polvere rischia di seppellire questa enciclica del nuovo millennio nelle nostre biblioteche, è urgente incominciare ad attuarla elaborando nelle università cattoliche un pensiero nuovo e sperimentando nelle associazioni, movimenti e nelle stesse comunità cristiane, una prassi innovativa che cambi profondamente gli stili di vita e la mentalità delle persone, come ci chiede ripetutamente Benedetto XVI. Una voce questa non sufficientemente presente a Mirafiori come in altri luoghi nevralgici della società, impoverendo il mondo del lavoro odierno di quel “di più” evangelico necessario per varcare la soglia della sopravvivenza e spiccare il volo sulla rotta di una sana competizione che non mortifichi o uccida il lavoro.










