Università, oltre le prove di forza

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La Presidenza nazionale della Fuci
È stato approvato martedì 30 novembre alla Camera il disegno di legge concernente "Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario", che approderà in Senato il 9 Dicembre.
Certo l’Università italiana non sta bene e necessaria è la sua riforma. Ma ancor prima e ancor più urgente è una rinnovata attenzione della classe politica e del Paese intero nei confronti del sistema universitario, da cui passa il presente e il futuro della nostra Italia.
Innanzitutto è bene affrontare la lettura e l’analisi della riforma e dei fatti ad essa connessi in questi giorni senza approcci ideologici e, allo stesso tempo, considerando quale sia l’opportunità politica di un testo approvato in un periodo di grande incertezza politica ed alla vigilia di un voto di fiducia. Non possiamo che riflettere sulle consecutive prove di forza cui abbiamo assistito anche in questi giorni. Non ci ritroviamo in un’università resa campo di vendette tra forze politiche e di conflitti tra corporazioni. Mentre condanniamo con forza gli atti di violenza e di vandalismo che non possono che scadere in danno per tutti, crediamo che non si possa prescindere dal cogliere il disagio profondo dei giovani che la mobilitazione diffusa nel nostro Paese esprime. Sosteniamo quindi tutti coloro che, avendo a cuore la situazione dell’Università, si ritrovano in questi giorni, in moltissime città italiane, per manifestare pacificamente il loro dissenso, convinti che solo dal dialogo possano nascere un’eredità sana e solida per le prossime generazioni e che della violenza nulla resti se non delle radici negative. È un richiamo alla responsabilità per coloro che avrebbero dovuto discutere prima e in tempi diversi questo testo di riforma, creando e favorendo le condizioni per un dibattito democratico attento ed inclusivo. È un richiamo ad una alleanza tra generazioni. L’Università è di tutti, è del Paese. A noi preme ricordare e rendere protagonisti, in questo grave momento per l’Università nel nostro Paese, tutti gli studenti che dal nord al sud d’Italia sono ancora in attesa dell’inizio delle loro lezioni. Una situazione di assoluta gravità che compromette l’effettività del diritto allo studio.
Entrando nel merito del disegno di legge, la riforma presenta accanto ad una serie di punti di forza anche delle lacune. Vanno considerati i tagli lineari di risorse e le deleghe demandate al governo e a provvedimenti ulteriori e successivi che espongono il testo e le proposte in esso contenute al rischio di un’attuazione parziale. Attendiamo l’approvazione in Senato ma possiamo sottolineare già alcuni nodi critici. Il testo non fa chiarezza sui criteri che verranno utilizzati per la valutazione della didattica e della ricerca da parte del Ministero e dell’Anvur. Molto, su questa strada, è ancora da fare. Circa i ricercatori, la previsione del cosiddetto sistema di “tenure-track” che permetterebbe ai ricercatori, dopo un periodo di massimo 6 anni, di diventare professore associato, contrasta con la mancanza di risorse da destinare ai suddetti contratti di ricerca. Quella che potrebbe essere una norma innovativa a favore del merito e dei ricercatori più bravi, corre il rischio di trasformarsi in una mannaia contro di loro nel caso non vengano destinate adeguate risorse. Particolare attenzione merita il tema del diritto allo studio, annunciato ma non affrontato dalla riforma. Un’ampia delega al governo svuota le previsioni volte a valorizzare la meritocrazia e a rendere effettivo il diritto allo studio, privandole di ogni efficacia. Il Fondo per il merito che viene istituito non è altro che un contenitore vuoto. L’ingresso di elementi esterni al mondo universitario nel Consiglio di amministrazione dei vari Atenei dovrà essere contemperato da una precisa definizione dei ruoli, dei poteri e della composizione dei due organi di governo: Senato Accademico e CdA. Infatti il disegno di legge sottovaluta le difficoltà di reperire figure indipendenti disponibili a prendersi le responsabilità amministrative della gestione degli Atenei. Riteniamo inoltre necessario valorizzare la rappresentanza studentesca all’interno di questi collegi.
Una riforma che possa definirsi seria e realizzabile necessita di fondi e risorse economiche certe. Mentre negli altri Paesi europei la tendenza è quella di non toccare le voci di spesa relative all’istruzione, in Italia sono soprattutto la Scuola e l’Università ad essere colpite.
Da giovani universitari non siamo disposti a rimanere passivi di fronte alla condizione di stallo in cui versa, da troppo tempo, l’Università italiana, né siamo inclini a rigettare ogni proposta che ci venga presentata. La passione che nutriamo per l’Università ci chiede un’attenzione e una cura volte ad animare una critica costruttiva fatta di studio e di confronto. Il numero monografico settembre/ottobre 2010 di Ricerca, il bimestrale della nostra Federazione, cui hanno contribuito docenti e studenti e dedicato all’università, alla riforma, al confronto del sistema italiano con altri in giro per il mondo, all’orientamento e alla scelta universitaria, si pone nel solco di questa consapevolezza. Con queste considerazioni auspichiamo inoltre che si possa presto giungere all’istituzione di un tavolo che riunisca le associazioni rappresentative, politiche e non, degli studenti universitari per elaborare congiuntamente delle iniziative serie ed attente che permettano una rinascita dell’Università.

 
 

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