"Educare i giovani alla pace"

Versione stampabileVersione stampabile

Papa Benedetto XVI ha reso noto il messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace, che si celebra l'1 gennaio 2012. Il commento di Luca Bortoli, consigliere nazionale del settore Giovani, e di Gigi Borgiani, segretario nazionale

di Luca Bortoli

«Cari giovani, non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi di fronte a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza,umiltà e dedizione».

È racchiuso in queste parole l’appello, accorato, che il Santo Padre ha voluto rivolgere direttamente a tutti i giovani del mondo nel suo messaggio per la 45a Giornata mondiale della pace. Un appello che rende le nuove generazioni protagoniste della costruzione di un mondo improntato alla giustizia e alla pace. «Invito in particolare i giovani che hanno sempre viva la tensione verso gli ideali – scrive ancora Papa Benedetto – ad avere la pazienza e la tenacia di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è giusto e vero, anche quando ciò può comportare sacrificio e andare controcorrente».

Si tratta insomma di misurarsi con una grande responsabilità. La pace, «dono di Dio» e «opera da costruire» insieme, ha bisogno dello slancio e dell’idealità che possono provenire solo dalle fasce più giovani della popolazione. Occorre non lasciarsi scivolare nelle pieghe oscure di un tempo che tende a contabilizzare tutto, attanagliato dall’ansia feroce di finire in rosso. Questo è il tempo della crisi economica. Ebbene, proprio nella crisi va coltivata la speranza, anzi, occorre continuare a esprimere il «desiderio di poter guardare con speranza fondata verso il futuro».

Per i giovani di Ac questo è un chiaro richiamo a tornare sulle proprie tracce, impresse a fine settembre nelle strade e nelle chiese di Assisi: tracce di pace. In quei momenti il cardinal Tauran, presidente del Pontificio consiglio per la pace e il dialogo interreligioso, diceva senza mezzi termini che chi guarda a Dio non può non costruire la pace. E lo stile per farlo assumeva i tratti del pellegrinaggio, nelle parole di padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra santa. Certo, per i giovani una grande sfida in nome della pace e della giustizia è «abbattere il muro dell’indifferenza», come esortava il presidente nazionale, Franco Miano, ma accanto a questo c’è l’intenzione ferma di voler contribuire a plasmare una società retta da una «politica limpida», depurata dalla corruzione e dalle pressioni asfissianti, da una cultura che torni a essere coltivata e incentivata e da un’educazione che superi la sua crisi e torni al centro.

Educare è un termine che scandisce il cammino dei giovani, in special modo di quelli di Ac, i quali sono consapevoli di dover essere testimoni credibili per gli altri e contemporaneamente responsabili della propria educazione e formazione integrale.
Il cammino continua, allora, all’insegna della giustizia e della pace, in chiave educativa, e lo sguardo, dopo Assisi, va a poggiarsi su Brescia, dove il 31 dicembre la Marcia della pace vedrà uniti giovani, bambini e adulti da tutte le parti d’Italia. Il cammino continua, guardando al 2012 con un atteggiamento rinfrancato e fiducioso.

di Gigi Borgiani

Verità, libertà, giustizia e pace sono le quattro parole chiave, gli ingredienti del messaggio pontificio per la 45° Giornata mondiale della pace. Parole in sequenza, strettamente connesse tra loro, interdipendenti così come la realtà globale che ormai, in modo inequivocabile, coinvolge tutto e tutti senza esclusione di questioni, senza poter dire “a me questo non interessa!”.

A queste parole ne aggiungerei altre due: sapienza e pazienza. La prima la colgo dal cantico letto nella liturgia delle lodi: “anche il più perfetto degli uomini privo della sapienza sarebbe stimato un nulla!” (Sap 9,1-11). Invocare quindi la capacità di saper guardare il tempo, saperlo vivere appunto con opere di giustizia e di pace. La seconda la scelgo dal mondo agricolo: la pazienza del contadino che semina e attende, cura perché la terra possa dare i suoi frutti.

Sei parole quindi che si raccolgono, si traducono poi nel verbo educare. Il messaggio del Papa è tutto rivolto all’azione dell’educare, a quell’atteggiamento costante che deve caratterizzare la nostra vita, quella pazienza di educarci alla vita buona del Vangelo. Un messaggio apparentemente rivolto ai giovani ma che sollecita la responsabilità del mondo adulto.

Per troppo tempo abbiamo lasciato che le cose andassero per il loro verso senza intervenire e ora non è tempo di lamentarsi, di piangere sul latte versato, di appellarsi ad una speranza vana. Occorre la volontà di un “salto di piano”, di non pretendere di fare grandi cose ma di iniziare a guardarsi attorno e costruire la dove si può con coraggio, costanza e coerenza.

Certo nel messaggio ci sono richiami che potremmo dire “universali”, che indicano questioni e campi d’azione molteplici, spunti per “educarci” alla collaborazione, alla fraternità, alla solidarietà ma soprattutto è richiesto l’impegno di tutti perché, come recitava il titolo di un libro di tanti anni fa: “Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto, facessero cose di poco conto, la faccia della terra potrebbe cambiare”.

L’invito quindi è quello di leggere il messaggio, meditare ed agire.
Warning!
You are using an outdated browser
For a better experience using this site, please upgrade to a modern web browser.
Get Firefox
Get Internet Explorer
Get Safari
Get Chrome
Get Opera