Evasione, l'ora di una cultura diversa
I blitz antievasione mettono in rilievo alcuni interessanti "profili" di evasori, e lasciano molte domande sul senso civico del Paese. E nel sottofondo suona una domanda: quanti battezzati non pagano le tasse? Un ritratto di Paola Springhetti
Ancora una volta, grazie alle operazioni antievasione che si sono svolte negli ultimi tempi, gli italiani confermano la creatività e l’ingegnosità sancite dai più vieti luoghi comuni. Per la maggior parte dei nostri cittadini il cui reddito medio non arriva ai 22mila euro e che quindi hanno poco da evadere è stupefacente leggere quanti modi esistano di non pagare le tasse e, soprattutto, quanti soldi maneggino quelli che lo fanno. Ti si apre un mondo.
Questo non significa, ovviamente, che gli italiani siano tutti uguali. Reazioni e commenti disegnano tipologie diverse, anche se in un certo senso complementari.
Il perseguitato: non può ammettere che, se l’hanno beccato con le mani nel sacco è perché stava evadendo, cioè stava facendo una cosa illecita. Ritiene evidente che l’hanno beccato perché è in atto una persecuzione contro di lui.
Il ricattatore: consapevole della sua forza, minaccia che, se lo costringeranno a pagare, porterà i suoi soldi all’estero. Nella convinzione, evidentemente, che le leggi servono solo per i poveri.
Il patetico: chiede solidarietà, perché se paga le tasse dovrà chiudere l’attività, con tutte le conseguenze del caso. E fa sentire in colpa chi pensa, che pagare tutti è meglio che pagare in pochi.
Il coraggioso: difende a spada tratta gli evasori, contro quei farabutti di Equitalia, quei corrotti della finanza e tutti i loro compari che hanno l’obiettivo di ridurre i cittadini (che evidentemente non sono tenuti a pagare le tasse) in sudditi (che invece le pagano).
Il comunicatore: si preoccupa dell’immagine di una città, di una categoria, di un gruppo e pensosamente elenca i danni che possono derivare dal suo declassamento.
Il mondo è bello perché è vario, l’importante è che alla fine ci scopriamo tutti fratelli: lo siamo, visto che i blitz a Cortina d’Ampezzo, Portofino, Roma, Milano o Torino hanno avuto risultati analoghi: vedremo quando inizieranno quelli nel Centro-sud.
Poche voci, e mai tra i diretti interessati, si sono levate per ricordare che qui è in gioco una cultura della legalità, senza la quale non si capisce come una società possa essere civile. Una cultura che riguarda tutti e tutti giorni, dalle famiglie che non mettono i regola le badanti agli evasori totali multi-miliardari. Monti ha detto che l’evasione è «un pane avvelenato, che i padri regalano ai propri figli», sottolineando così che pagare le tasse non è solo un modo per redistribuire il reddito e costruire giustizia sociale, ma è anche un investimento sul futuro, perché permette di lasciare alle generazioni venture servizi pubblici funzionanti e bilanci sani. Che poi esistano tasse ingiuste o che ne esistano troppe, è un altro discorso: una legge si può cambiare, ma fin che c’è, deve essere rispettata da tutti.
Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, queste operazioni, con i loro risvolti mediatici, sono necessarie anche per «incutere un sano timore» ai contribuenti tentati dall’evasione. Il problema è che, se la legalità fosse un valore depositato nelle coscienze e una cultura diffusa, non ci sarebbe bisogno di incutere timore, che resta comunque una brutta cosa.
Da parte sua, la Chiesa più volte è intervenuta sul tema, collegandolo alle necessità di salvaguardare la giustizia sociale e il bene comune. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il cardinal Angelo Bagnasco, che aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei ha ricordato che «evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso è addirittura motivo di scandalo». Si riferiva alle polemiche sull’Ici in riferimento ai beni immobili della Chiesa, ma il monito ha un valore generale. Pagare le tasse non è solo una questione di legalità, è anche una questione etica.
Le parole di Bagnasco valgono per la Cei, ma valgono anche per i singoli cattolici, di Cortina, Portofino, Roma, Milano o Torino che siano.










