L'Ac di Napoli e il carcere di Poggioreale
Continua l'esperienza dell'associazione partenopea nel difficile penitenziario di Poggioreale. Ogni domenica si anima la messa, con l'aiuto dei testi dell'Ac. Antonio Spagnoli (Segno 2-3/2012)
Ogni juorno io voglio stà’ cu’ tte / Tu m’he dato a vita / Hai salvato pure a mme. / Si tu me staje vicino / ‘Je nun me sento sulo / Si stongo ‘nzieme a tte / Niente me fa paura” (Ogni giorno io voglio stare con te / Tu mi hai dato la vita / Hai salvato anche me / Se tu mi sei vicino / Io non mi sento solo / Se sto insieme a te/ niente mi fa paura). È domenica mattina e queste sono le parole del canto La ballata del perdono – scritto da don Franco Esposito, responsabile della pastorale carceraria della diocesi di Napoli e cappellano a Poggioreale – che conclude la messa celebrata nella chiesa del carcere.
Per il terzo anno consecutivo in Avvento, grazie alla Fondazione Apostolicam Actuositatem dell’Azione cattolica italiana, tutti i detenuti che partecipano alle messe celebrate a Poggioreale, ricevono in dono il testo per la formazione personale, Alzati, ti chiama!.
Il 4 dicembre, in particolare, è stata una domenica speciale anche perché le celebrazioni eucaristiche sono state animate dalla comunità parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio a Leopardi. Guidato dal parroco, don Nicola Longobardi, un gruppo di giovani e adulti, in parte dell’Ac parrocchiale, è arrivato in carcere per stare con i detenuti. Questi amici sono a Poggioreale, con grande gioia e commozione, per affermare, con la loro presenza, che fuori di qui ci sono persone che guardano a chi è recluso con affetto e che ogni detenuto è nel cuore della Chiesa. Sono venuti in questo carcere con lo stesso spirito che spinse Giovanni Paolo II a visitare Poggioreale domenica 11 novembre 1990. «Vengo fra voi – disse il Pontefice – per condividere le vostre preoccupazioni, vengo per recare a ciascuno il messaggio del Vangelo, che è liberazione interiore e riconciliazione con il prossimo. Sono tra voi nel nome di Cristo, il quale ha detto: “Ero carcerato e mi avete visitato”».
La presenza in carcere della comunità parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio è in sintonia con la pastorale carceraria diocesana che tende, da un lato, a coinvolgere la comunità cristiana, affinché sia attenta alla realtà del carcere e la senta come parte della Chiesa diocesana, e, dall’altro, a far sentire ogni detenuto inserito nella chiesa locale, attraverso iniziative e cammini di fede che incarnino nella realtà carceraria il piano pastorale della diocesi. «Il carcere – dice don Franco Esposito – rappresenta quella realtà di chiesa che soffre a causa del male, del peccato, e lì dove un membro soffre, tutto il corpo soffre. Le nostre comunità sono chiamate a guardare a questa realtà con occhi diversi da chi giudica con il metro della giustizia umana, con occhi di misericordia. Ciò non significa assolutamente addolcire il male o cercare di giustificarlo, ma andare alle radici, per scoprire dove ha origine, dov’è la fonte della malattia, di cui spesso il condannato ne rappresenta solo il sintomo».
Con questo stesso spirito l’Ac partenopea è presente a Poggioreale sin dal 2008 con il Progetto Carcere, un progetto che fin da allora fa parte, oramai stabilmente, dei programmi dell’Ac diocesana. Partito in sordina, via via negli anni è cresciuto e, oggi, nove adulti dell’associazione ogni settimana entrano a Poggioreale per incontrare gruppi di detenuti e vivere insieme un percorso di fede, secondo lo stile e i programmi dell’associazione. Il progetto prevede anche la presenza periodica in carcere del consiglio diocesano e delle associazioni parrocchiali per l’animazione delle celebrazioni eucaristiche domenicali.










