L'Ac prega per Vittorio Arrigoni, uomo di pace
Strangolato poco dopo il sequestro. È finita così, in tragedia, la vita di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano rapito ieri mattina nella Striscia di Gaza da un commando ultra-estremista salafita. Il suo corpo senza vita è stato trovato in un appartamento di Gaza City dai miliziani di Hamas, a conclusione di un’irruzione compiuta nel cuore della notte e diverse ore prima della scadenza dell’ultimatum, che i sequestratori avevano fissato in teoria alle 16:00 di oggi, per il rilascio dei loro “confratelli” detenuti pena l’uccisione dell’ostaggio.
«Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza di testimoni oculari dei crimini contro l’inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto». È l’impegno ribadito da Pax Christi Italia con le stesse parole di Vittorio Arrigoni.
Don Nandino Capovilla, Coordinatore nazionale del movimento cattolico internazionale per la pace, ricorda la determinazione del volontario italiano a lavorare per la gente della Palestina: «Così ripetevi durante l’operazione israeliana “Piombo fuso”, unico italiano rimasto lì, tra la tua gente, tra i volti straziati dei bambini ridotti a target di guerra. Così mi hai ripetuto pochi mesi fa prima di abbracciarmi: io obbedivo all’ultimatum dei militari al valico di Heretz, che mi ordinavano di uscire dalla Striscia di Gaza, ma tu restavi. Questa era la tua vita: rimaner».
E ancora: «Sei rimasto con gli ultimi, caro Vittorio, e i tuoi occhi sono stati chiusi da un odio assurdo, così in contrasto, così lontano dall’affetto e dalla solidarietà della gente di Gaza, da tutta la gente di Gaza che non è “un posto scomodo dove si odia l’occidente”, come affermano ora i commentatori televisivi, ma un pezzo di Palestina tenuta sotto embargo e martoriata all’inverosimile.
La tua gente di Palestina non dimenticherà il tuo amore per lei. Hai speso la tua vita per una pace giusta, disarmata, umana fino in fondo. Anche a noi di Pax Christi mancherà la tua “bocca-scucita” che irrompeva in sala, al telefono, quando, durante qualche incontro qui in Italia, nelle città e nelle parrocchie dove si ha ancora il coraggio di raccontare l’occupazione della Palestina e l’inferno di Gaza, denunciavi e ripetevi: Restiamo umani!».










