L'amore, e non l'economia, sia pilastro della società

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Pubblichiamo la trascrizione dell'intervento di Franco Miano al convegno "Le famiglie nella città" (Milano, 13 gennaio). Una riflessione che dalla centralità della persona e della famiglia in Ac arriva alla necessità politica di rimettere "l'uomo al centro"

L’impegno costante dell’AC per le famiglie e il cammino verso l’Incontro mondiale

Desidero anzitutto esprimere, personalmente e a nome della Presidenza nazionale, un vivo ringraziamento all’Amministrazione comunale e al Sindaco Giuliano Pisapia, a Mons. Erminio De Scalzi, e attraverso di lui all’Arcivescovo Cardinale Anglo Scola, alla Chiesa ambrosiana e all’Azione Cattolica di Milano e della Lombardia, per avere consentito e favorito la realizzazione di questa iniziativa.

Si tratta di un appuntamento particolarmente importante per una molteplicità di motivi. In primo luogo perché l’AC, in continuità con la sua tradizione di servizio alla vita della Chiesa e del Paese, si inserisce così nel cammino di preparazione al VII Incontro mondiale delle famiglie che si terrà proprio a Milano dal 30 maggio al 3 giugno e che costituisce un evento di grande rilevanza per l’Italia. In secondo luogo, attraverso l’appuntamento odierno e le altre iniziative in programmazione che condurranno fino all’Incontro mondiale, l’Azione Cattolica vuole ribadire il suo impegno costante per la vita delle famiglie e delle persone, che è stato ed è parte decisiva e integrante della sua storia, della sua proposta, del suo progetto.

La forza propulsiva dell’amore

Crediamo infatti che nella vita delle famiglie, pur con le evidenti difficoltà che si sperimentano quotidianamente, sia custodita la forza propulsiva dell’amore, che è in grado di cambiare la realtà.

È questa un’affermazione da non vedere in senso retorico. Essa, piuttosto, sta a indicare l’importanza di legami capaci di sostenere la vita delle città e di cui, oggi ancora più di ieri, si avverte particolare il bisogno. La logica cristiana dell’amore va a beneficio non di un ambito ristretto, familiare o ecclesiale, ma dell’intera società. Tutto questo si è sempre potuto constatare nella storia della Chiesa e del Paese, la cui vita è stata ed è sostenuta da tante famiglie che, pur tra problemi e ostacoli, continuano a sperimentare la bellezza dei legami e a combattere quella logica iperindividualistica che rappresenta uno dei mali più forti del Paese.

Ciò va ribadito, non per essere semplicistici, ma piuttosto per riaffermare la semplicità delle parole del Vangelo. È in tale ottica che l’Azione Cattolica si impegna per la famiglia e per le famiglie nella città. Continuiamo a credere, cioè, nel miracolo dell’amore che cambia la vita delle persone, ma anche la storia intera.

Una proposta che unisce; un progetto per la vita delle famiglie, della comunità e della società

Proprio per questo l’AC, quale associazione con una storia viva e forte in Italia e quale realtà diffusa su tutto il territorio nazionale e radicata in tante parrocchie e città, è chiamata a crescere in dedizione e disponibilità nei confronti delle famiglie, e quindi del Paese.

Riteniamo anzitutto che la proposta stessa dell’Azione Cattolica sia oggi importante per la vita delle famiglie. Essere associazione, infatti, privilegia concretamente la scelta di unirsi, piuttosto che di separarsi, e costruisce un percorso comune, piuttosto che un cammino realizzato da soli. Si tratta di una affermazione non assertoria, ma sperimentata nella vita di tante realtà di AC.

Basti pensare che l’Azione Cattolica vede ciascuno dei suoi aderenti – dai ragazzi agli anziani – come protagonista non in forma isolata, ma grazie alla capacità di mettersi insieme ad altri per realizzare un progetto comune con uno stile familiare. Basti pensare, ancora, a dimensioni rilevanti che si sperimentano in AC: il dialogo tra le generazioni, la corresponsabilità, l’accompagnamento

Quello dell’AC è quindi un progetto importante non solo per la vita parrocchiale ed ecclesiale, ma per la società intera. Associando ragazzi, giovani e adulti, studenti e lavoratori, persone di tutte le generazioni e di tutte le condizioni sociali, e facendo sperimentare concretamente il senso vivo della comunità e dell’amore per il proprio Paese, esso costituisce infatti un progetto autenticamente e pienamente a servizio alle famiglie.

Su questo elemento basilare si fondano le diverse iniziative che l’Associazione realizza per coppie giovani, per fidanzati, per famiglie in difficoltà, per genitori, per ragazzi…

Se oggi si vuole sostenere la vita delle famiglie, occorre quindi promuovere anche un nuovo ruolo dell’associazionismo cattolico. Non si tratta di una scelta autoreferenziale: ad essa, infatti, sono sottesi una visione della persona, della famiglia, delle relazioni, e dunque un modello di società.

A questo proposito, facendo riferimento ad alcuni aspetti molto opportunamente posti in evidenza dagli interventi di Mons. De Scalzi e Magatti, vorrei sottolineare che l’Azione Cattolica si sente impegnata in prima linea a chiedere alla politica di mettere al centro della sua agenda le problematiche e le esigenze delle persone e delle famiglie. Tra queste, il lavoro, che è essenziale perché nuove famiglie possano costituirsi e vivere una vita dignitosa; la casa, che è il luogo fondamentale delle relazioni; i servizi per il sostegno alle donne e  alla famiglia; la scuola.

L’AC a servizio delle esigenze delle famiglie e delle persone: strumenti e prospettive

Di tali questioni l’AC vuole occuparsi con maggiore forza, continuando a sperare che, pur nella difficile contingenza presente, le persone e le famiglie possano conservare la propria centralità. È stato giustamente ricordato, del resto, che la crisi attuale non ha connotazioni soltanto economiche, ma è anche – e forse soprattutto – di natura culturale. Ciò implica la necessità di ritornare a pensare e a progettare, a elaborare e operare insieme.

Un’associazione come l’Azione Cattolica, che coniuga attività di diverso tipo, è un’esperienza nella quale la vita delle persone si incontra con la proposta di strumenti che vanno più ampiamente resi noti. Basti pensare ai testi realizzati dall’Editrice Ave, o ai numerosi progetti attivati, tra cui, ad esempio, quelli riguardanti gli immigrati e i “fuori sede”, o quello denominato “Nazaret”, con il quale si accompagnano le giovani coppie, le famiglie, i fidanzati.

È opportuno, però, sottolineare la necessità di una ricerca di carattere più ampio, che abbia al suo “cuore” la volontà e la capacità di costruire una proposta formativa capace di “dare forma” alla vita dell’uomo. Occorre dunque riflettere sulla persona oggi, per uscire dalla logica del predominio assoluto dell’economia sulla politica e sull’uomo, e per far sì che il consumatore cessi di essere un oggetto e divenga invece un soggetto, ovvero non sia “consumato” dalle scelte che è costretto a compiere, ma sappia assumerle autonomamente.

L’AC è quindi chiamata a ridare significato e spessore, nella vita delle persone e delle famiglie, a una partecipazione autentica. Quel miracolo dell’amore che rappresenta la trama fondamentale della vita delle famiglie, ha infatti bisogno di essere sostenuto dai credenti, insieme con le persone di buona volontà, perché è proprio l’amore a reggere la struttura della società.

Anche per tale motivo, la riflessione del Consiglio nazionale dell’AC, che si svolgerà a S. Ambrogio nelle giornate immediatamente successive a questa, sarà dedicata ampiamente al tema della famiglia. Si vorrebbe così trasformare alcuni degli spunti emersi nella serata odierna in ulteriori piste di impegno sia in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie, sia in una prospettiva futura, per far sì che l’attenzione dell’AC riguardo alle famiglie divenga sempre più forte e il servizio ad esse assuma maggiore significatività.

A tale proposito, credo che il binomio lavoro-festa, visto nell’ottica della città, abbia fornito una chiave di volta essenziale per il nostro tempo e un nodo su cui impegnarsi. La scelta di tenere questo incontro a Milano significa anche cogliere un’immagine fondamentale del tempo in cui siamo posti: una città in trasformazione, come ha accennato Magatti, che rischia di essere solo un luogo “tecnico”, mentre la si vorrebbe abitare pienamente, costruendo al suo interno una “vita buona”. Anche in questa prospettiva l’impegno dell’AC per le famiglie intende essere forte e incisivo.

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