Migranti ed evangelizzazione, una provocazione da accogliere

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Mons. Giancarlo Perego, dir. gen. Migrantes

“L’urgenza di promuovere con nuova forza e rinnovate modalità” l’evangelizzazione oggi è favorita dalle migrazioni, che “hanno abbattuto le frontiere” e favorito l’incontro. Questa coniugazione stretta tra migrazioni e nuova evangelizzazione è il tema centrale del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2012 che sarà celebrata in tutte le parrocchie italiane il prossimo 15 gennaio 2012.

Una nuova evangelizzazione che chiede nuovi operatori, rinnovate strutture, un nuovo modo di comunicare il Vangelo “da persona a persona” – come ricordava Paolo VI -, che aiuti a superare “contrapposizioni e nazionalismi “ e ogni forma parallela di pastorale migratoria.

In Italia la nuova evangelizzazione invita a guardare agli oltre 5 milioni di persone, di cui quasi un milione di fedeli cattolici “differenti” per tradizioni e riti, ma anche ai 4 milioni di italiani all’estero, la quasi totalità dei quali cattolici, che hanno formato comunità importanti soprattutto in Europa e nelle Americhe.

Le comunità cattoliche di immigrati in Italia come le comunità cattoliche di emigranti nel mondo hanno costituito e costituiscono un valore aggiunto nell’esperienza cristiana di molte comunità di antica e nuova tradizione cristiana.
Le une e le altre comunità, costituite soprattutto da giovani, sono risorse importanti per comunicare il Vangelo, ma soprattutto per viverlo in contesti diversi. Le note dell’apostolicità e della cattolicità della Chiesa trovano nell’incontro tra popoli, nelle migrazioni e nelle diverse storie di mobilità (la gente del mare e delle spettacolo viaggiante in particolare) un luogo fondamentale di espressività.

In questo senso le migrazioni sono – ricorda il Papa – “un’opportunità provvidenziale per l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo”, un segno dei tempi per rileggere la nostra vita cristiana, confrontandoci con chi proviene da mondi e chiese differenti. Lasciare soli i migranti, abbandonarli, respingerli o non considerarli nelle nostre comunità significa perdere persone importanti per ripensare e ridisegnare la Chiesa, ma anche la città, con “nuove progettualità politiche, economiche e sociali”.

Lavoratori e famiglie migranti, richiedenti asilo e rifugiati, studenti internazionali – le categorie di migranti che Benedetto XVI ricorda nel Messaggio – sono tre luoghi pastorali per verificare e ordinare la vita delle Chiese locali anche in Italia, “evitando forme di discriminazione”, favorendo “il rispetto della dignità di ogni persona, la tutela della famiglia, l’accesso ad una dignitosa sistemazione, al lavoro e all’assistenza”. Occorre evitare il rischio – che fu anche per gli italiani in 150 anni di storia italiana – che le migrazioni corrispondano alla perdita e all’abbandono dell’esperienza di fede, magari motivate anche da una debole testimonianza della carità, oltre che da una fede chiusa verso il nuovo o incapace di esprimersi in maniera rinnovata: evitare il rischio per i migranti “di non riconoscersi più come parte della Chiesa”.

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