Nunca mas, mai più...

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Il presidente dell'Ac argentina e del Fiac Emilio Inzaurraga commenta la sentenza che ha condannato a 50 anni l'ex dittatore Varela per il sequestro dei figli dei desaparecidos negli anni dal 1976 al 1983. Fonte: Sir

“Nunca mas”, “mai più, in Argentina e nel mondo”. È l’appello di Emilio Inzaurraga, presidente dell’Azione cattolica argentina (Ac), alla notizia che l’ex dittatore Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos, poi consegnati a famiglie di militari, negli anni del regime militare dal 1976 al 1983.

“Sopra tutto - afferma Inzaurraga al Sir - vi è la giustizia divina, ma la giustizia degli uomini, in questo caso, ci permette di dire ciò che noi abbiamo a cuore”, ovvero che violenze del genere “non succedano mai più”. “Finalmente si è fatta giustizia”, osserva il presidente dell’Ac argentina, dal momento che la sentenza “conferma che Videla è stato il primo responsabile dei rapimenti di bambini nati in quel periodo e dati in adozione illegale”. Il processo, riconosce, è stato “lungo” e non è il caso di entrare nel merito “se 50 anni siano tanti o pochi”: ciò che conta è che “si è fatta giustizia per un delitto così grave”. D’altra parte “questa condanna è evidentemente simbolica, serve per la memoria e la giustizia, per far sì che questi delitti non avvengano mai più nel nostro Paese”.

La condanna dell’ex dittatore “aiuta a mantenere vivo uno spirito di libertà, di rispetto per la giustizia e la verità”, rimarca Inzaurraga, secondo il quale per l’Argentina “superare questa pagina tragica della sua storia è un modo per guardare al futuro con speranza e spirito di fraternità”. Ora che la vicenda giudiziaria si è conclusa, tuttavia, rimangono le vittime che hanno subito sulla propria pelle gli abusi del regime, per le quali “è difficile chiudere i conti con il passato”, anche se “aiuta poter guardare con speranza al futuro, confidare nel proprio paese e sapere che prima o poi la giustizia fa il suo corso”

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