Siria, l'asse Cina-Russia protegge Assad
Sono lontani i tempi degli scontri tra Krusciov e Mao. Oggi i due giganti si scambiano favori internazionali e tutelano i rispettivi interessi. Ma il prezzo di vite umane in Siria è già enorme. Antonio Martino
Oltre a rovesciare vecchi tiranni e adesso minacciarne uno più giovane, sono cosi tanti i fiori dalla Primavera araba che forse è possibile trascurarne qualcuno. Ad esempio, aver realizzato qualcosa che sembrava impossibile: la «calorosa vicinanza» - parola d’ambasciatore - tra la Cina e la Russia. Sembra ieri - si fa per dire - quando Krusciov denunciava l’”avventurista” Mao, e quest’ultimo ricambiava la cortesia definendo il suo omologo “tirannico patriarca”. Le cose andarono così male che nel 1964 le relazioni diplomatiche tra i due paesi furono interrotte.
Oggi il sole splende. Il veto esercitato da Cina e Russia alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu dello scorso 4 febbraio è stato la dimostrazione di come i due Paesi ora vedano i loro interessi a dir poco “allineati”. Non che la Cina abbia particolari interessi a sostenere il regime di Bashar Assad, specie adesso che le piazze cinesi fremono in vista dei prossimi cambiamenti al vertice del partito. Il voto piuttosto è servito a restituire un favore agli amici russi che in questi ultimi anni, “gli anni di Putin”, non hanno mai lasciato soli i fratelli cinesi. Evitandone di fatto qualsiasi tentativo di isolamento internazionale.
Il sostegno della Russia al governo siriano ha invece almeno tre motivazioni. In primo luogo, “in piedi ferma” contro l’Occidente evoca ricordi orgogliosi e gioca bene per Vladimir Putin, che si trova ad affrontare un’elezione a casa che rischia di essere più competitiva rispetto a qualsiasi altra finora affrontata. In secondo luogo, la Siria permette alla Russia di mantenere una base navale strategica sulle sue coste e acquista in cambio armi sovietiche. In terzo luogo, la Russia teme una ripetizione di quanto accaduto in Libia e il codificarsi di fatto di un principio di intervento da parte di paesi stranieri per rovesciare regimi sgradevoli.
Così giocano gli interessi dei grandi della Terra. Qualche speranza che la Russia possa accettare la caduta di Assad resta ancora. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, è volato lunedì a Damasco per “verificare” la possibilità di negoziati tra un rappresentante del regime e gli oppositori coalizzatisi sotto le bandiere dell’esercito siriano libero. Se il tentativo dovesse fallire è certo che le uccisioni continueranno, e con esse resterà in campo - a dispetto dei veti Onu - anche l’opzione di intervento militare.
La portavoce dell’Unicef, Marixie Mercado, nel corso di una conferenza stampa ha denunciato l’uccisione in Siria di 400 bambini dal marzo scorso, quando è iniziata la rivolta. Circa altrenati sono i minori arrestati, ha affermato Mercado. Alcuni giorni fa il vice direttore esecutivo dell’Unicef, Rima Salah, aveva espresso “preoccupazione” a nome dell’organismo Onu sulla situazione in Siria, rimarcando l’obbligo di proteggere i bambini e salvaguardare i loro diritti.
Per quanto riguarda la posizione del governo italiano, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni del nostro ambasciatore a Damasco. La Farnesina sottolinea in una nota che l’Ambasciata italiana nella capitale siriana resta aperta e operativa per garantire l’assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continuare a seguire con la massima attenzione gli sviluppi della gravissima crisi in atto.










