Tutti le vogliono, nessuno le vuole...
Tutti le vogliono, nessuno le vuole. Giuseppe Patta, segretario nazionale Mlac
L’impressione iniziale è che le liberalizzazioni siano un po’ come la metro C di Roma: tutti la vogliono, tutti ne riconoscono la necessità e le aspettano con ansia, tutti sono pronti a sorprendersi che qualcuno se ne lamenti, salvo poi lamentarsene per primi qualora arrechi un disagio anche minimo. Tutti vorrebbero la fermata sotto casa, ma nessuno è disposto ad avere davanti un cantiere per qualche mese.
È anche questo il costume italico… e sicuramente Monti ben lo conosce, così come ben sa che dovrà proseguire sulla strada tracciata, traghettando il nostro Paese verso un sistema di cui le liberalizzazioni siano parte integrante e non un occasionale intermezzo.
Non tacendo che, a causa della crisi economica, si sono generate enormi aspettative nei consumatori che ora non devono né possono andare deluse.
In proposito, è innegabile che sarebbe stato più utile un approccio graduale e di più ampio raggio, in modo da coinvolgere più soggetti attraverso passaggi progressivi (purchè certi nelle modalità e con tempi brevi), tali da creare sicurezze nei consumatori ed evitare fibrillazioni nelle categorie coinvolte (tacciate, non a caso in blocco, di essere all’inspiegabile ricerca della conservazione dei propri privilegi).
La formula del “più reddito e più lavoro” richiede che quella appena varata dal governo sia sul serio la “fase uno” di un percorso che si sviluppi abbracciando (nel senso di coinvolgere e non di colpire) altre categorie, al momento solo sfiorate dal recente decreto, procedendo in maniera rigorosa e spedita in questo processo.
Ancora, è auspicabile che ora si avvii una vera riforma del mercato del lavoro, che metta al centro le persone e le famiglie e riesca a rimuovere l’ingessatura del sistema Italia. Perché se è vero che un Paese sfiduciato come il nostro ha salutato con parziale ottimismo le liberalizzazioni, ora ha bisogno di qualcosa in più, credere in se stesso.












