Un "si" anche al Paese

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Franco Miano

Nella società fortemente atomizzata in cui viviamo, anche i gesti di “adesione” a qualcosa di collettivo (un’idea, un gruppo, un’associazione, un movimento…) vengono vissuti come espressione del privato, e non come scelta pubblica. È una tara dei tempi con cui ci confrontiamo ordinariamente. Basta un click su un social network e improvvisamente si appartiene ad una rete di decine di migliaia di persone che virtualmente promuovono la stessa causa, senza però sentirsi obbligati a conoscerle, né a condividerne le motivazioni, né, talvolta, a muovere un dito per la causa stessa. E così anche su aspetti molto seri della vita, quali la propria scelta di fede, si confonde spesso il “nascondimento” – virtù positiva della persona umile – con la timidezza, o peggio la paura, di dire a chi ci sta intorno: “Io credo”.

Per questi motivi l’Azione cattolica ha sempre voluto che l’8 dicembre, Festa dell’adesione all’Ac, fosse un appuntamento “pubblico”. Perché aderire all’Ac è aderire a Cristo, alla Chiesa e ad uno stile preciso di testimonianza della propria fede nel mondo. Un «si» così impegnativo richiede di essere scandito «alla luce del sole», di essere «urlato dai tetti». Non da soli, ma in compagnia dei fratelli, in modo che il cammino di fede sia un crescere insieme, e non, piuttosto, un costrutto intellettuale privo del calore dell’amore reciproco che si respira nelle relazioni vere.
 
Ma attenzione: il «si» che oggi pronunciamo non è un nostro atto di volontà, non è solo il frutto di un convincente ragionamento in cui abbiamo valutato i pro e i contro della nostra scelta. È, soprattutto, una risposta. «Alzati, ti chiama» è la frase del Vangelo che orienta l’intero anno associativo 2011/2012. Diciamo «si» ad un Dio che dolcemente e decisamente chiama, invita a rialzarsi, a camminare insieme, a farci conduttori di speranza attraverso la narrazione della Sua presenza nella nostra vita. Avvertiamo la necessità di rispondere ad una Chiamata speciale e personale, che trova nell’Ac un mezzo amato e sostenuto dai Vescovi.
 
Una risposta ad una Chiamata speciale, dunque. Vorremmo inoltre che quest’anno il «si» dei soci, oltre all’essenziale valore spirituale e associativo, assumesse anche un forte connotato sociale. Politico, se vogliamo usare questa parola senza paure. Ci chiama a dire la nostra questo tempo difficile. Ci invita a rialzarci dal torpore del consumismo questa crisi senza regole. Ci spinge verso un «si» quest’Italia che sembra in ginocchio, e che pure ha dentro di sé – ne siamo sicuri - la forza vitale per guardare avanti, per essere Paese profetico nella costruzione di un’Europa del cuore, e non solo dell’euro.
 
Quale contributo può venire dall’Azione cattolica e da ciascun socio? Innanzitutto la cura educativa. Accompagnare, a partire dalla famiglia, la crescita delle persone concrete che vivono nei nostri condomini, nei nostri quartieri, nelle nostre città. Incontrare ciascuno, provare a valorizzare le risorse inespresse, aiutare chiunque, di ogni età e classe sociale, a sentirsi parte di una comunità che trova pace solo quando nessuno è rimasto escluso.
 
E poi, garantire a quanti più uomini e donne, giovani e ragazzi, una formazione umana e spirituale che, intrecciandosi con le competenze legate allo studio e al lavoro, permetta loro di discernere il bene e il male in ogni situazione della vita, consenta di non rinchiudersi negli steccati di una vita mediamente agiata – destinata a venir meno senza uno sforzo collettivo -, che li sproni e ci sproni piuttosto a considerare costitutivi i doveri e i diritti di partecipazione e di cittadinanza.
 
Ancora, ciascuno socio, e l’Ac tutta, può dire «si» a questo tempo sforzandosi di portare fuori dai gruppi quella cultura della democrazia e della collegialità che pure si respira all’interno dell’associazione, quella decisa convinzione per cui senza un tessuto etico e morale condiviso, senza un costante rispetto delle regole e della legge, saremo sempre costretti a rincorrere emergenze, scandali e soprusi.

A conclusione del primo anno del decennio che la Chiesa italiana dedica all’educazione, al termine di un 2011 così complesso, ma anche ricco di segni di speranza – si pensi alla pur contraddittoria primavera araba, e alla altrettanto contraddittoria riacquisizione di una nostra identità europea - dire «si» all’Azione cattolica non può essere, per i soci, i responsabili, gli educatori e chi segue con simpatia il cammino dell’Ac, un mero atto formale, che si ripeterà identico da qui a 365 giorni. Si tratta di un’assunzione di impegno chiara e forte: verso se stessi, verso i fratelli, verso la città, verso il Paese. Desideriamo che l’ “adesione” sia un momento di ri-partenza, di profonda ri-motivazione della propria fede e della propria appartenenza all’Ac, che si traduce nell’impegno di ordinario di testimoniare la «vita buona» proposta dal Vangelo. Auspici che l’Ac pone sotto la protezione di Maria.

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