Una grande lezione sulla Chiesa

Versione stampabileVersione stampabile

Tornando sul Concistoro chiuso da pochi giorni, si intravede nelle parole e nei gesti di Benedetto XVI una grande lezione sulla Chiesa che lui e i cardinali sono chiamati a servire sino all'estrema prova del martirio. Fabio Zavattaro

Amore e autorità, evangelizzazione e carità, sacramenti e liturgia: tutto nella chiesa poggia sulla fede. Papa Benedetto lo ricorda ai cardinali, i suoi più stretti collaboratori, e soprattutto ai 22 nuovi porporati. Il primo appuntamento è una giornata di riflessione e di studio nella quale si sono intrecciate le voci dell’occidente e dell’oriente della Chiesa. Voci che hanno parlato di testimonianza da offrire al mondo. Perché a loro, ai cardinali, è affidato “il servizio dell’amore”; è chiesto “di servire la chiesa con amore e vigore, con la limpidezza e la sapienza dei maestri, con l’energia e la fortezza dei pastori, con la fedeltà e il coraggio dei martiri”.

Così, nella celebrazione in San Pietro, Benedetto XVI utilizza due immagini per offrire una lettura del ministero petrino: l’altare della cattedra e la finestra dell’abside della basilica vaticana. Il trono di bronzo è sostenuto da quattro statue di grandi padri della chiesa d’oriente e d’occidente; sopra, nella finestra ovale, risplende la colomba dello Spirito Santo. Spiega il Papa: “La finestra dell’abside apre la Chiesa verso l’esterno, verso l’intera creazione, mentre l’immagine della colomba dello Spirito Santo mostra Dio come la fonte della luce”.

Per Papa Benedetto, la Chiesa è come una finestra, luogo in cui Dio si fa vicino, va incontro al mondo: “La chiesa non esiste per se stessa, non è il punto d’arrivo, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto, al di sopra di noi”. La Chiesa, ancora, è il luogo “dove Dio arriva a noi, e dove noi partiamo verso di lui”. Suo compito è “aprire oltre se stesso quel mondo che tende a chiudersi in se stesso e portargli la luce che viene dall’alto, senza la quale diventerebbe inabitabile”. La cattedra, inoltre, parla della missione del successore di Pietro, di presiedere la chiesa nella carità; abbraccio che supera “ogni barriera e ogni estraneità”. È sostenuta, la cattedra nel complesso scultoreo del Bernini, da quattro padri della chiesa, a significare la ricchezza della tradizione, ma soprattutto che il diritto e l’autorità nella chiesa poggiano sulla fede: “La chiesa non si auto-regola, non dà a se stessa il proprio ordine, ma lo riceve dalla parola di Dio, che ascolta nella fede e cerca di comprendere e di vivere”. La fede è orientata all’amore: “Una fede egoistica sarebbe una fede non vera”.

Come leggere, allora queste giornate del Papa con i cardinali? Innanzitutto nello stile che è proprio di Benedetto XVI, fatto di totale affidamento nelle mani del Signore. È ciò che il Papa chiede ai cardinali: collaborare con lui nella guida della chiesa e dare testimonianza al Vangelo, anche a rischio della propria vita. Il rosso porpora della veste cardinalizia indica proprio la disponibilità al sacrificio usque ad effusionem sanguinis. Il rosso dell’abito è, appunto, il colore del sangue e dell’amore.

Una testimonianza che significa non adeguarsi alle mode del tempo; scegliere di annunciare “il messaggio di salvezza, compiendo umilmente e coraggiosamente il servizio della verità nella carità”.

A Friburgo, nel suo recente viaggio in Germania, Benedetto XVI aveva parlato di una Chiesa che per compiere la sua missione, deve “continuamente prendere le distanze dal suo ambiente” e essere “demondanizzata”. Una chiesa che sempre di nuovo deve aprirsi alle preoccupazioni del mondo e non adattarsi ai criteri del mondo. Con Papa Giovanni potremmo dire una chiesa attenta ai segni dei tempi, capace di farsi interprete delle gioie e speranze, delle tristezze e angosce degli uomini di oggi. Perché c’è un non conformismo del cristiano che non significa fuggire dal mondo; al contrario, ha sottolineato il Papa parlando ai seminaristi romani, “vogliamo trasformare noi stessi e lasciarci trasformare, trasformando così il mondo”. È il messaggio della lettera “A Diogneto”, del cristiano che non si adegua ai costumi del luogo, ma testimonia un metodo di vita “mirabile e indubbiamente paradossale”, perché è colui che vive nella propria patria, ma come forestiero. Infatti i cristiani “partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro e ogni patria è straniera”.

E non è un caso che, concludendo le giornate del Concistoro e ricevendo i neo porporati assieme ai familiari e ai fedeli che li hanno accompagnati, Papa Benedetto ha voluto ribadire loro l’impegno a “rimanere uniti alla Chiesa e al messaggio di salvezza che essa diffonde”; e questo significa “ancorarsi alla verità, rafforzare il senso dei valori veri, essere sereni di fronte a ogni avvenimento”.

Warning!
You are using an outdated browser
For a better experience using this site, please upgrade to a modern web browser.
Get Firefox
Get Internet Explorer
Get Safari
Get Chrome
Get Opera